-
Il mio primo colloquio
Data: 22/04/2019, Categorie: Altro, Autore: Volusianus
... Purtroppo io era arrivato un po' in ritardo, colpa dei soliti lavori stradali, e dovevo rassegnarmi ad entrare per ultimo. La cosa non mi esaltava, di solito gli esaminatori sono stanchi ed hanno voglia di andare a casa, quando si arriva a sera. Avrei dovuto risvegliarlo con un po' di brio.Poco dopo le 18:30 inizio' una processione di impiegati che, con passo spedito, si avviavano lungo il corridoio, verso la reception. Era finito l'orario di lavoro, ma prima di me c'era ancora un altro candidato in attesa. Verso le 18:45 la receptionist entro e lo accompagno lungo il corridio. Quell'ultima attesa sembro ancor piu' interminabile. Ed in effetti anche il colloquio, malgrado l'ora tarda, duro' parecchio. Erano quasi le 19:30, ed anche gli ultimi irriducibili stacanovisti avevano fatto la loro passerella lungo il corridoio, quando il mio occasionale collega se ne ando'. Questa volta notai uno sguardo abbastanza soddisfatto, il che non contribui' a rassicurarmi. La receptionist entro' e, questa volta, per me. La seguii lungo il corridoio, fino ad una porta chiusa. Lei si fermo', busso' ed apri' la porta senza nemmeno attendere la risposta. "Dottoressa, il signore e' l'ultimo" disse affacciandosi dentro l'ufficio. "se non e' un problema io andrei a casa". "Vai pure, grazie" rispose una voce femminile dall'interno. Dunque l'esaminatore era, in realta', un'esaminatrice. Non c'era da stupirsi se la signorina Verdi se ne era andata cosi' contrariata. "Prego, entri pure" disse quella ...
... voce dall'interno, appena la receptionist ebbe liberato l'uscio. Entrai. Non potei fare a meno di notare l'eleganza dell'uficio, un po' vintage, o forse semplicemente arredato diversi anni fa. "Prego, si sieda" disse la dottoressa. Era una signora verso i 60, molto elegante e curata. Non potei non notare come mi guardava, senza mai staccare gli occhi dai miei. All'inizio abbassai lo sguardo, ero un po' intimorito. Poi mi dissi che dovevo mostrarmi sicuro e ricambiai quello sguardo senza cedere. Lei abbozzo' un sorriso ed io feci altrettanto.Prese il mio curriculum e comincio' a scorrerlo. "La prima esperienza lavorativa, vedo". "Certo, ma ero addetto al laboratorio all'universita'" risposi. "Non si preoccupi, Marco, ciascuno ha delle esperienze da offrire, anche se non ha mai lavorato". Sul momento quella frase mi sembro' alquanto strana, come strano mi sembro' il fatto che avesse usato il mio nome di battesimo. "25 anni, una bella eta'". Non sapevo cosa rispondere, abbozzai un sorriso. "Come se la cava con la lingua ?". "Intende ... l'inglese ?" balbettai. "Intendo la lingua" confermo'. In quel momento fece cadere la penna che teneva in mano. Ebbi la netta senzazione che l'avesse fatta cadere di proposito. Non mi lascio' il tempo di rispondere alla precedente domanda e, del resto, non avrei saputo cosa rispondere. "Sarebbe cosi' gentile da raccogliermi la penna ?". "Certo" e mi inginocchiai letteralmente sotto la scrivania. La penna era in terra, fra i piedi della dottoressa. ...