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Io, la Regina
Data: 21/05/2019, Categorie: Dominazione / BDSM Autore: fabrizio
Sono io, la Regina, e non posso tollerare questi atti di insubordinazione. Comprendo che ricevere in gola e senza preavviso un tacco 12 possa provocare un conato di vomito, ma non sono qui per esercitare la comprensione, sono qui per essere compiaciuta e condotta al piacere; non credo sia difficile da capire. Per cui volgo lo sguardo al mio amante e socchiudo gli occhi. Egli raccoglie il mio ordine muto e fa partire una violenta scudisciata. Il ragazzotto inginocchiato si imbizzarrisce verso il cielo poi ripiomba pesantemente a terra. E’ conciato da far schifo, lunghe strisce gli arrossano le natiche e la schiena, la corda che immobilizza le caviglie e i polsi gli sta segando la carne; suda abbondantemente, respira con affanno, un impasto di saliva, rigurgiti e sperma gli cola dalla bocca, là sotto, i testicoli e il pene penzolano come carne morta; ma la cosa più eccitante sono le lacrime che scorrono da sotto la benda e gli rigano il volto. E’ conciato da far schifo; e io, la Regina, non sono mai stata così eccitata. Un brusco strattone del guinzaglio quasi lo strozza e lo costringe a rialzarsi; spalanca la bocca alla ricerca d’aria e lo stiletto nuovamente, profondamente, gli si conficca in gola. Soffoca un nuovo conato e docilmente lecca il tacco della calzatura. Con un’occhiata ringrazio il mio amante; mi sistemo sul trono, una sedia a dondolo, ancora più oscenamente, e intingo più profondamente il tacco nella gola del ragazzotto. La sua lingua ne percorre ...
... l'attaccatura allo stivale. La mia erezione scavalca il perizoma e sguscia fuori. Quando io e il mio amante, annoiati dei nostri amplessi, vogliamo regalarci una serata speciale, facciamo casting; un annuncio sul sito, una sacco di risposte spazzatura, e un pugno di candidati ai quali rivolgere una semplice domanda: tranne la vita, a cosa sei disposto a rinunciare? ai vestiti? alla dignità? alla inviolabilità degli orifizi? alla libertà, al pudore, alla compassione verso chi implora basta, ma basta non è? Non so perché lo facciano, forse la privazione è una porta verso la consapevolezza, o la santità; o forse questa umiliazione vale come punizione ed espiazione per peccati inconfessabili. Non lo so e non mi interessa. Quanto a me, lo so benissimo perché lo faccio: io sono la Regina e voglio ubbidienza. E piacere. Ubbidienza e piacere anche attraverso la sofferenza. Soprattutto attraverso la sofferenza. Il mio amante sa come compiacermi, e sa cosa perderebbe se cessasse di offrirmi queste serate. Insomma, ognuno ha il suo e nessuno patisce. Patisce troppo, diciamo, vedendo il tizio qui davanti, che lecca e piange e sbava. Spingo più a fondo lo stiletto. Nuovo conato. Per cui, concordata la parola-salvezza - e vi assicuro che pronunciare la parola-salvezza è mille volte più umiliante che leccarmi le suole degli stivaletti - e firmato lo scarico di responsabilità - oh yes, dolcezza, sei tu che scegli di rinunciare a scegliere, io sono solo lo specchio della tua pochezza - preleviamo il ...