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L'altra parte di me
Data: 09/12/2019, Categorie: Etero Autore: seleneblu
Ecco quello che voglio da te. Uno: voglio trovarti pronto: avrai fatto crescere la voglia di me mentre mi aspetti contando i minuti, immaginando i dettagli del mio corpo, pregustando il mio sapore. Una mano sulla nuca, alla radice dei capelli, mi stringe, mi porta la bocca sulla sua. La lingua è indiscreta, esplora vorace. Due: devi essere avido, niente preliminari, niente carezze. Mi darai ciò che hai dentro, non farai l’amante attento, l’uomo gentile che lascia passare prima le donne. Si apre la strada con impazienza. Slaccia uno, due bottoni dei jeans, li abbassa scoprendomi il culo, scosta lo slip quel tanto che basta. Mi piega in avanti facendomi perdere l’equilibrio e la cosa sembra non importargli affatto. Allungo le mani alla cieca, un muro mi offre il suo appoggio. Tre: non avere riguardi. Questo soprattutto ti chiedo: penserai solo al tuo piacere, lo lascerai scorrere senza frenarlo. Mi offrirai la tua urgenza e il tuo istinto. Entra e mi trova già pronta. E subito impone il suo ritmo, quello di un uomo che corre dritto verso il suo orgasmo, crescendo come un’onda di piena, nel fiato, nella forza dei colpi, nella loro profondità. Si alza in punta dei piedi, il suo peso su di me. Quattro: sii egoista. Io lo sarò per me. Saprò prendere la tua voglia e farla mia. Mi darai la tua fame, e io mi ci sazierò. Non cercherai di portarmi tu al piacere. Ci arriverò da sola sentendo il tuo, senza controllo e senza freni. Le braccia stanno per cedere; ...
... le gambe, allargate dalle sue, tremano. Godo, un attimo prima di sentire il suo cazzo contrarsi ed esplodere. Un orgasmo che non controllo, che scoppia dentro e rimbalza come un’eco nel vuoto di questa stanza. Un orgasmo tutto mio, preso e non ricevuto. Cinque: ora sì, ora potrai abbracciarmi, essere gentile e starmi vicino. Mi preparerai il caffè e parleremo di noi e delle nostre mani. Perché credo alle mani strette dentro le mani ed alle dita rigirate tra loro con forza quasi avessero voglia di provare dolore, quasi per la prima volta scoprissero il motivo della loro funzione, prendere avere e stringere, stringere così forte da fermare in un momento la circolazione di sangue e pensieri, stringere per voler trattenere non con la paura che le si debba lasciare ma per la voglia imperitura di voler restare, non per egoismo o per necessità ma per la forza estrema di volersi abbracciare, di volersi scambiare. Ho sempre creduto a ciò che le mani si sono dette tra loro, e quando fissi nella tua mente tutto ciò che da quella stretta ricavi, dentro accade qualcosa di strano, perché da tutto quel calore passi a pensare alle ossa. Duecentododici ossa, queste sono all’incirca quelle che abbiamo, duecentododici ossa che ti viene solo voglia di toccare, di contare una per una per tutto quanto il corpo attraversando la pelle. Se arrivi a toccare le ossa di qualcuno, appoggiando delicatamente il palmo sulla sua pelle, affondando quanto basta il tuo dito per poterle sentire, ...