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L'avvocatessa violentata dagli operai
Data: 18/12/2019, Categorie: Dominazione / BDSM Autore: Evoman
... sentii squillare alla porta. Mi alzai, era strano, non avevo fissato nessun appuntamento e perciò non aspettavo nessuno. Inoltre era sabato, non un giorno usuale per gli appuntamenti di lavoro. Andai ad aprire e mi trovai davanti i due operai del giorno prima più altri due loro colleghi. Senza tradire emozione alcuna chiesi cosa desideravano, uno di loro mi fissò, mi guardò a lungo e disse semplicemente: “Te”! Rimasi sbigottita. "Ma come si permette" gli dissi. Ma prima che potessi finire la frase erano già tutti e quattro dentro lo studio. Mi immobilizzarono in due tenendomi per le braccia, mentre un'altro avvicinata la sua faccia a qualche cm dalla mia disse: "su, avvocato, che c'è? Non fai più la stronzetta adesso? Abbiamo deciso di insegnarti un po’ l'educazione e visto che i nostri lavori per oggi sono terminati, adesso faremo un lavoretto a te". Detto questo, quasi sollevandomi di peso, tutti e quattro mi portarono nella mia stanza sbattendomi per terra sul tappeto. Ero molto spaventata, ma in fondo anche un po’ eccitata. Non mi capitava speso di essere in una posizione di inferiorità, mentre in quell'occasione ero sola con 4 maschi e senza nessuna possibilità di cercare aiuto, alla loro completa mercè. Non potevo pensare di cavarmela usando il cervello o la cultura, lì contavano solo i muscoli e io proprio non potevo competere con loro. Tuttavia pensai che volessero solo spaventarmi un po’, che non sarebbero arrivati troppo in là, cazzo era un reato grave la ...
... violenza sessuale, mica potevano pensare di farla franca. Uno vide la busta dei miei acquisti e la vuotò sul divano. "Però, che roba di classe" mentre teneva tra le mani rozze e callose un paio di autoreggenti "ti piace vestirti da zoccola avvocato". Gli altri annuivano. "Adesso facciamo così, prima ti spogli, e poi ti metti addosso questi abiti, così la puttana per una volta la farai per noi poveri operai". Mi rifiutai e allora un si avvicinò e prendendomi per il collo mi strinse dicendomi "guarda che ti conviene ubbidire, altrimenti ti mandiamo all'ospedale". Stringeva forte il collo fino a farmi male, soffocavo, annui "va bene, va bene, farò quello che volete, ma non fatemi del male" singhiozzando. Così cominciai a spogliarmi lì davanti a loro che mi guardavano, tolsi tutto restando nuda ed esposta ai loro osceni commenti "guarda che bel culo ha la nostra zoccola e che tette" dicevano ridendo. Poi cominciai a indossare gli abiti che avevano scelto, autoreggenti color carne, un completino avorio, perizoma e reggiseno col pizzo e una micro sottovestina in raso, con ai piedi un paio di scarpe decolletes con un tacco 12. Partirono una serie di fischi di approvazione, ero frastornata, mi sentivo a disagio, un oggetto, un oggetto nelle loro mani. Però quella sensazione mi procurava anche una sorta di strana eccitazione perversa, mi sentivo femmina, si, senza il mio solito ruolo, solo una femmina in mezzo a un branco di maschi, da usare per soddisfare i loro piaceri. Insomma mi stavo ...