-
Il galeotto al parco
Data: 16/06/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: Raccontando
... la provavo; in fondo non sapevo chi avessi davanti, avrebbe potuto essere un malintenzionato, un violento. Ma che dire? In queste occasioni la paura mi rende ancora più troia e remissiva. Così, mentre mi teneva per i capelli, si sbottonò quei larghi pantaloni che vennero giù di colpo. Mi ritrovai di fronte a degli slip grigi che non riuscivano più a contenere quel cazzone enorme già duro e sacrificato in alto a sinistra. La cappella usciva possente e lucida dall’elastico delle mutande. Ero impressionato dalle dimensioni. Per un attimo pensai che quel giorno avrei dovuto giocare al superenalotto, era proprio il mio giorno fortunato. Per di più al di sopra degli slip si sviluppava un folto pelo nero che si perdeva sotto il maglione. Anche le gambe erano pelose e muscolose. Era giunto il momento di tentare il colpo di grazia. «La prego faccio tutto quello che vuole, ma non mi faccia male…» Per gli esperti questa frase vuol significare: “ fa’ di me quel che più ti piace”. «Dai non fare la timida che si vede che sei frocio… dimmi, come ti chiami?» Mentre mi faceva questa domanda, sempre tenendomi per i capelli, con la mano libera si abbassò le mutande e quel cazzo precipitò violento, forte, maschio, sulla mia faccia, come un colpo di frusta inatteso (ma gradito). Non avrei potuto ancora per molto recitare la parte della vergine ingenua. Quella situazione stava spegnendo tutti i miei neuroni. Di lì a poco del brillante studente universitario, serio e colto, ...
... sarebbe rimasto ben poco. Al suo posto ci sarebbe stata la regina delle troie. «Allora troietta come ti chiami?» «Daniela signore… » e aprii la bocca. Non fu casuale. Darmi un nome femminile, chiamarlo signore e aprire la bocca volevano significare il mio completo abbandono alla sua autorità, ai suoi capricci sessuali. Speravo solo non mi deludesse. «Ah lo vedi che sei una puttana allora Daniela… lo vuoi il mio cazzo?» «Mmm siii…»cercai la cappella per ingoiarlo tutto, ma lo stronzo ci sapeva fare. «E no, frocio, dopo te lo ficco tutto in bocca, ma prima mi devi far eccitare. Sempre tenendomi per capelli, si mosse per andare nella cabina dove avevo sborrato. Feci per rimettermi in piedi ma mi fermò: «cazzo fai finocchio, le troie camminano a quattro zampe. Così lo seguii. Abbassò la tavoletta del cesso e si sedette sopra, a gambe aperte, per quanto i pantaloni alle caviglie potessero permetterlo. Ero di nuovo in ginocchio davanti a lui. Contemplai le sue palle, davvero grosse, e una foresta di peli che si perdeva all’inizio del suo culo. Chissà come doveva essere peloso. Lo volevo. «Spogliati cagna» «Ma fa freddo signore…» Fu un attimo. Mi riprese per capelli e con l’altra mano mi tirò uno schiaffo. «Muoviti frocio o giuro che ti ammazzo di botte». Il tono non ammetteva repliche. Tremante di freddo mi denudai completamente. «Mamma che corpo liscio, sei nato proprio frocio vero?» «Si signore…» «Levami le scarpe troia». In ginocchio e ...