1. Infermieri a domicilio


    Data: 12/08/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: Amreck

    ... anale e genitale. Poi il lavaggio prosegue. I due infermieri mi detergono braccia, viso e collo, addome, gambe e piedi. Poi Marc mi aiuta a girarmi e il lavaggio prosegue. Schiena, natiche, ano. Alla fine un passaggio veloce di borotalco.
    
    Mi fanno girare di nuovo, mi coprono. Sono, e mi sento, un uomo nuovo.
    
    - Una piccola pausa. Torniamo subito. – dice Stephan. Entrambi escono dalla stanza chiudendo la porta.
    
    Io rimango solo, a fissare il soffitto. Sono calmo, riposato, appagato. C’è molta quiete intorno. Non riesco a credere che sia successo quello che è successo. Marc e Stephan sono stati estremamente professionali, gentili, esperti e insieme indulgenti e simpatici. Con lo stesso atteggiamento, mi hanno clisterizzato fino quasi a farmi scoppiare e poi hanno aspettato che facessi i miei bisogni in pubblico, per poi pulirmi. Un’esperienza più che intensa. Direi forse un’esperienza unica, per me che non ho alle spalle nessun ricovero in un ospedale vero. Eppure –
    
    La porta si apre e i due rientrano. Sono entrambi vestiti come prima, ma questa volta i camici verdi sono allacciati e entrambi portano una maschera chirurgica. Che succede?
    
    - Tutto bene? – chiede Stephan. Dalle grinze intorno agli occhi capisco che sta sorridendo. Io annuisco, ma evidentemente ho un aspetto preoccupato, perché Marc interviene subito.
    
    - Non ti preoccupare. E’ solo un clistere.-
    
    Io sto guardando quello che tiene in mano. Sì, è solo un clistere. L’irrigatore è di quelli in plastica ...
    ... rigida, da appoggio. Vedo che ha una capienza di due litri. Una lunga cannula di gomma rossa fuoriesce dall’irrigatore, ma non è nulla di nuovo, per me Quello che veramente mi preoccupa è quello che c’è alla fine della cannula: una sonda che deve essere lunga almeno cinquanta centimetri, con lo spessore di una matita. Sembra piuttosto rigida.
    
    - Lo vedo che è solo un clistere. – dico cercando di non sembrare stizzoso- ma io sono già vuoto, visto tutte quelle pere che mi avete fatto prima. La cannula, poi è troppo lunga e io non sono abituato… -
    
    - Ssshhhh! – Stephan mi appoggia una mano sulla spalla e mi spinge di nuovo giù. – Ti ho già detto che non devi preoccuparti. Oggi, devi solo lasciarti andare, e fidarti di noi. Pensi di poterlo fare?-
    
    - Sì, ma…-
    
    - Non ci sono “ma”. Se ti fidi, devi fare quello che ti diciamo. Ti garantisco che ne uscirai più sano, più riposato e anche più in forma. O.K.?- mi guarda, in attesa. Cos’altro posso dire? Nulla.
    
    - O.k. – rispondo, con una voce che, anche se non del tutto convinta, suona per lo meno addomesticata.
    
    - Sapevo che ci saresti arrivato da solo. – dice Stephan infilando i guanti. – Adesso girati sul fianco sinistro, come prima… bravo, così. Ora ti sistemo la gamba. No… rilasciati. Se fai così è peggio. Ecco, così. Comodo?- io annuisco, affondando la testa nel cuscino. Sono di nuovo sul fianco sinistro, con la gamba destra raccolta e l’ano completamente esposto. Stephan ha tirato indietro le coperte e ha rialzato il ...
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