1. Una notte bollente


    Data: 21/08/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: PiccolettoMI

    La voglia di maschio mi assale in piena notte. Sarà stato il caldo, sarà stata l'astinenza, saranno stati i filmati porno visti in internet, ma ho voglia di sesso, una voglia bruciante, quasi stordente. Potrei placarla masturbandomi, ma questa notte estiva mi sembra perfetta per trasgredire. Non voglio perdere tempo chattando in rete all'infinito con qualcuno a km da me senza poi concludere niente, perciò mi faccio una doccia, mi vesto e prendo l'auto. So dove andare a cercare, e a quell'ora ci metterò venti minuti al massimo. È un po' che non ci vado, ma ogni volta che ci sono passato ho sempre visto movimento e spesso ho fatto begli incontri. Guido in preda a un'ansia sottile e all'eccitazione. Poi finalmente arrivo sul posto, un luogo d'incontro nella periferia industriale della città. Vedo 4-5 macchine ferme. Faccio un primo giro per cercare di capire chi e come siano. Delusione, nulla d'interessante, almeno per me. Parcheggio ma resto in auto, tenendo le luci di posizione accese e l'autoradio a basso volume.
    
    Apro Scruff sull'iPhone per vedere chi è collegato nelle vicinanze. Nessuno on line. Lì intorno tutto è fermo e silenzioso. Dopo 1/4 d'ora d'attesa, comincio a pensare di aver fatto una cazzata a uscire a quell'ora. Faccio un giro nei paraggi per vedere se ci sia qualcun altro: nulla. Sto per andarmene, quando in lontananza vedo arrivare un'auto. Accendo i fari per farmi vedere. L'auto si avvicina e quando mi passa di fianco rallenta un po'. Dentro, un uomo ...
    ... sulla cinquantina, con un bel viso e una bella barba folta sale e pepe. Il cuore inizia a battere più forte. Lo guardo, mi guarda, ci guardiamo, due secondi non di più. L'auto procede verso l'area di parcheggio. Delusione, si vede che non sono il suo tipo. Torno anch'io dopo un paio di minuti verso le auto in sosta. Vedo la sua auto distante dalle altre. Mi ci metto dietro e scendo. Tenendomi a una certa distanza, cerco di vedere meglio lo sconosciuto. Lui se ne sta lì, immobile, illuminato fiocamente solo dalla luce dell’autoradio. Mi fermo un po’, anche se la sua non-reazione non mi fa ben sperare. Risalgo in auto. Lui scende, si appoggia al fianco sinistro della macchina e si accende un sigaro. È alto più o meno 1,70, corporatura robusta, un po’ di pancetta. Indossa una camicia chiara con le maniche corte e un paio di pantaloni leggeri: ha le braccia robuste e pelose, le gambe muscolose. Il sangue mi ribolle nelle vene: è il mio tipo. Decido di andare all’attacco. Riscendo dall’auto e mi avvicino.
    
    “Ciao”, gli faccio.
    
    “Ciao”, risponde. Ha una bella voce virile, l’accento è decisamente lombardo.
    
    “Che fai di bello?”, gli chiedo.
    
    “Prendo il fresco”, risponde.
    
    “Solo quello?”, insinuo.
    
    Sorride. “E tu, cosa fai di bello?”
    
    “Cosa spero di fare di bello, vorrai dire!”, gli rispondo.
    
    “Ah, ok! Allora ti rifaccio la domanda: cosa speri di fare di bello in questa calda notte d’estate?”
    
    “Dipende da te”, gli rispondo sfacciato.
    
    “Io ho voglia di farmi fare un bel ...
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