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Promiscuità - parte sesta (ultimo capitolo)
Data: 03/09/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: HegelStrikesBack
... qui?” Colpito e affondato, non rispondo ai comandi. Houston, abbiamo un problema. Il più bel problema del mondo secondo me. “Sono venuto ad una riunione della casa discografica e poi ho pensato di fermarmi un giorno in più. Compere natalizie ed inutilità simili. Stai bene?” “No, cioè… sì, sì dai tutto a posto.” Ci spostiamo un po’ a latere per parlarci con un po’ più di tranquillità senza prenderci improperi e gomitate. Balbettiamo entrambi qualcosa poi, impudente come solo l’amore sa essere, mi abbraccia, senza chiedere permesso. Tutti apparteniamo a qualcosa, a qualcuno, a un dove indefinito dove ci sentiamo a casa. Il mio dove, il mio appartenere più profondo albergava lì, all’incrocio delle braccia grandi di Nico. Chissà che avranno pensato i tanti avventori della libreria vedendo il cantante e lo sconosciuti abbracciarsi nella sezione classici. Paghiamo in fretta gli acquisti e usciamo in un soffio di porta scorrevole. Camminiamo tra l’aria pungente e la nebbiolina di Milano ed io non so se ho più voglia di un thè caldo o di fare l’amore un’altra volta con lui. Ci sediamo alla terrazza della Rinascente, sotto un cielo che non promette nulla di buono. Neanche il tempo di sederci che Nico si accende una sigaretta. Marlboro rosse. Il lupo perde il pelo, la barbetta, ma non il vizio. “Sai, c’è un messaggio che ho scritto la sera dopo la festa di fine tour. Non ho mai avuto il coraggio di premere invia, ma sta ancora qua nel ...
... telefono.” Amore mio, sono stato un cretino ieri sera, ma lo sai che quando esagero non mi controllo più. Quando ti ho visto andare via ho capito di aver perso l’unica cosa che mi importa davvero: il tuo bene. Da quando ti conosco non so più cosa voglio, o meglio, lo so e ho paura di volerlo: io voglio te e non Elisa. Ed è difficile ammetterlo, quasi fastidioso, ma penso sia tu la persona che vorrei al mio fianco. Forse non leggerai mai questo messaggio ed è meglio così, ma il mio cuore sfigato batte solo per te. Tuo Nico. Mi trattengo a stento dal piangere, ma ostento sicurezza e rilancio spavaldo: “Tanto domani torni da lei a Roma, di che cosa stiamo parlando?” “No Pigi, ci siamo lasciati, le ho detto che non la amo più. Che amo te. Ha fatto le valigie mesi fa da casa mia.” Ci sorridiamo imbarazzati, come se avessimo bisogno di dirci qualcosa che però si incastra in gola, con la raucedine del raffreddore invernale. “Io ho bisogno di te, Pierluigi. Perdonami, ti prego.” Mi prende la mano e scoppia la primavera intorno a me. Corriamo a casa, fermiamo un taxi, saltiamo su un tram senza biglietto ma andiamocene qui. I gradini a due alla volta, ridendo come due ragazzini con la casa libera dai genitori. Ci chiudiamo la porta di casa dietro, ti appoggi con la schiena e la testa al portoncino e in un sospiro liberatorio dici “Casa.” E sì, mi illudo che quella forse, non è più casa solo mia. Forse sta diventando casa nostra. Facciamo l’amore ...