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La stanza
Data: 11/10/2020, Categorie: Etero Autore: coppiaporcaporca
Apro la porta e entro. La stanza è completamente vuota, fatta eccezione per una poltrona di pelle color cuoio, il pavimento è di legno, un vecchio parquet di assi spesse e robuste, coperte da innumerevoli strati di cera accumulatisi negli anni, il soffitto è alto e dal centro esatto pende un grosso gancio che arriva a circa due metri da terra. Non si vedono finestre né d'altronde si distinguono bene le pareti, dato che la stanza è pressoché immersa nell'oscurità. Solo una lampada appoggiata accanto alla poltrona proietta la sua luce per un raggio di pochi metri. Sulla poltrona è seduto un uomo, piuttosto magro, la pelle ambrata, ha dei lineamenti mediorientali, si direbbe un arabo o un afghano, le labbra carnose, un accenno di barba. Indossa una camicia bianca e pantaloni neri. E' scalzo. Fuma lentamente e i suoi occhi color topazio assumono un'espressione febbrile quando mi vede. Mi chiudo la porta alle spalle e comincio a camminare verso di lui ancheggiando in modo vistoso e mordendomi il labbro inferiore. Faccio così perché è così che lui vuole. Lui è il mio Padrone. Mi fermo nel cerchio di luce. "Vai di là e cambiati", la voce è asciutta, il comando secco. 'Di là' è una piccola stanza in fondo a quella dove ci troviamo, dentro so già che troverò l'abbigliamento che il mio padrone vuole che indossi. Mi spoglio con cura appoggiando i vestiti sull'unica sedia che c'è nella stanzetta, poi torno di là e mi metto di fronte a lui, che fa scorrere il suo sguardo su di ...
... me. Si sofferma sul seno che spunta completamente nudo da un corpetto di pelle nera stretto da lacci, poi scende sul pube depilato, sulle gambe inguainate in un paio di stivali alti fino alla coscia con il tacco a stiletto che mi costringe in punta di piedi. Un'ombra di sorriso passa furtivamente sulle sue labbra, ma non so se questo significa che è soddisfatto del mio aspetto o del fatto che ha trovato un pretesto per punirmi. Sì, perchè è questo che fa il mio Padrone in questa stanza. Mi punisce. Adesso si è alzato e mi gira intorno, afferra i lacci del corpetto e li stringe fino a togliermi il fiato, la mia vita adesso è così fine che può stringerla fra le due mani; mi sfiora con la punta delle dita la pelle nuda, mi lecca i capezzoli, mi bacia e mi infila le dita nella fica. A questo punto sono già bagnata ma non so mai se questo lo soddisfa o lo indispettisce. Quindi aspetto. Lui si allontana di nuovo e dal buio estrae una corda. E' molto bella, intrecciata come una corda normale, ma di una fibra che sembra seta nera. Me la lega intorno ai polsi, poi la fa passare sul gancio che pende dal soffitto e tira finché le mie braccia non sono ben alte sopra la testa. A questo punto si sposta un po' come per osservare la scena. "Allarga le gambe". Pronta obbedisco. L'interno delle mie cosce è bagnato dagli umori della mia eccitazione, comincio a respirare più forte, protendo il seno verso di lui che invece si mette dietro di me e con una mano mi prende un fianco, mentre con ...