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Sole di Maggio
Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI
... molta gente e il chiacchiericcio degli adulti si mescolò alle grida dei bambini che si rincorrevano improvvisando cori.» «Ona, ona, ona com’è bella la maggiolona.» «Quassù pare di stare al cinema, in galleria», disse un uomo di mezza età che conversava con un gruppetto di coetanei. «Io sono uscito dallo stadio che mancava un quarto d’ora alla fine della partita per evitare la confusione del rientro», commentò un altro. «Ho saputo che i fuochi saranno più belli dell’anno scorso.» «Ogni volta dicono così, invece li fanno sempre più miseri», dissentì un tipo panciuto. «Lo credo bene», chiosò un tale che esibiva un gran paio di baffi. «Con questo diavolo d’euro è raddoppiato tutto e i fuochi costano una barca di soldi.» «Io», disse una signora rivolgendosi al baffone «so di paesani che nemmeno un centesimo hanno sottoscritto per la festa. Non voglio fare i nomi ma tra loro c’è gente benestante.» «Poi son quelli che criticano», borbottò un’altra. «Mio cognato ruba il tempo alla famiglia per contribuire a organizzare la sagra e deve pure sopportare le lamentele di chi non muove un dito. Si sa, qualcosa è possibile sbagliare ma è facile criticare e basta. Andrà a finire che nessuno vorrà più organizzare la Maggiolona.» «Il problema è», aggiunse un’altra donna sulla trentacinquina, che con gli orecchi ascoltava e con gli occhi vigilava i figlioli, «che c’è entrata di mezzo la politica. Ho saputo che… Mirco, Luana, o scendete subito di lì o vi riporto a casa, intesi? Insomma, ho ...
... sentito dire che… » Un fiore multicolore si allargò sullo sfondo bruno del cielo e tutti tornarono bambini. Con la bocca schiusa per gli strascicati “oh” di meraviglia, la gente commentò che ogni fuoco pareva più bello dell’altro e Silvia si accese una sigaretta per godersi appieno lo spettacolo. Infine ci fu l’assordante gragnola di botti finali che fece accucciare i cani tra le gambe dei padroni. «Arrivano!» gridò un bambino. «Quest’anno li abbiamo suonati per quattro a due.» Si mise a gridare “alé ooh, alé ooh, ooh” con un gruppo di coetanei. Sul viale comparve uno strombazzante serpente di fari. Le auto dei lignanesi al monte seguivano l’ape di Ciro detto Faina perché era tradizione che concedessero a lui l’onore di trasportare l’ambito trofeo fino alla loro sede. Ciro aveva volto aguzzo, occhi piccoli e guizzanti. Il soprannome “Faina” gli derivava non solo dall’aspetto ma per la scaltrezza con la quale, nottetempo, si “procurava” legna dalle cataste che avvistava sui bordi delle strade di campagna, e “rimediava” uva dalle più solatie vigne di collina, per farci un vino di tredici gradi, senza che nessuno fosse mai riuscito a prenderlo in castagna. La gente si avviò alla spicciolata verso casa e della maggiolona non rimase che un vago odore di polvere pirica sull’aria e, per terra, qualche busta con rimasugli di patatine fritte. Ritorno ai campi elisi. Avevano raggiunto il piano e si erano addentrati in un passaggio campestre. Lo schienale della poltrona di Mauro era ...