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Sole di Maggio
Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI
... «Signora Tiziana, Silvia ha dato del vigliacco a Mauro senza spiegargli il motivo.» «Suo figlio conosce fin troppo bene quale sia.» «Lui mi ha giurato che non ha fatto alcun torto a Silvia. Signora Tiziana, per piacere, mi faccia almeno parlare con sua figlia: un minuto.» «Signora Nadia, la prego non insista. Sono fin troppo amareggiata. Avevamo giudicato Mauro un ragazzo di cui fidarsi, evidentemente ci sbagliavamo. Le faccio le mie scuse ma sono costretta a riattaccare. Mi perdoni. Buonasera.» Qualche istante dopo Nadia spalancò la porta di camera del figlio. «Mauro, tirati su. Andiamo a casa di Silvia.» Tormento e gioia «Glielo cambio io quel viso da santarellino, se si azzarda a rifarsi vivo.» «Lorenzo tu non farai niente. Patrizia vai a chiamare tua sorella e dille di venire a mangiare almeno la frutta.» Tiziana emise un sospiro ansioso. «Ci voleva anche questa Riccardo.» Suo marito sbucciava una pera e osservava, con aria scettica, le strisce di buccia cadere sul piatto. «Questa storia non mi convince. Mauro m’ispira fiducia a pelle. Può darsi si tratti di una malignità.» «Lo pensavo anch’io Babbo», disse Lorenzo «ma quando ho visto lo stadio vuoto…» «In ogni caso Silvia e mamma sono state troppo precipitose», convenne Luciano. «Avrebbero dovuto dare a Mauro e sua madre il tempo di spiegarsi.» Si rivolse alla moglie e aggiunse con un tono energico. «Tiziana mi scoccherebbe telefonare a Mauro per ascoltare anche la sua campana ma sarei costretto a farlo io se non lo ...
... faceste voi. Volete risparmiarmela, per piacere, questa seccante telefonata?» «Mamma Calimero non vuol venire», disse Patrizia rientrando in quel momento. «Ci vado io. Tu, intanto, sparecchia.» Tiziana si avviò verso la camera della figlia reggendo un piatto con una fetta di torta e una banana sbucciata. Silvia era prona sul letto, aveva gli occhi lucidi e lo sguardo assorto; col gomito del braccio, premuto sul cuscino, si sosteneva il capo. «Silvia prova a mangiare qualcosa.» «Mamma non mi va. Mi sento chiudere lo stomaco.» «Non farmi stare in pensiero. È da ieri che digiuni.» «Non puoi capire come mi senta.» «Percorsi quattrocento chilometri, da sola, per andare a recuperare il babbo e credi non ti capisca? Mangia Silvia.» Lei spezzò il dolce e masticò di malavoglia. Poi ebbe un guizzo d’orgoglio. «Glielo faccio vedere io a quella. Non gli sarà rimasto un solo capello in testa quando avrò finito di strapparglieli.» «Ora cerca di mangiare.» Tiziana accarezzò la figlia e aggiunse: «Forse siamo state troppo impulsive.» Silvia interruppe la masticazione di botto. «Che vuoi dire mamma?» «Avremmo dovuto dare a Mauro e sua madre la possibilità di spiegarsi. Il babbo è convinto che in questa faccenda ci sia qualcosa che non torni. Sostiene che possa trattarsi di una malignità.» «Tutto torna, invece», replicò Silvia. «Allo stadio non c’era nessuno, proprio come mi aveva detto quel tizio!» Subito dopo Silvia ammorbidì il tono e chiese alla madre: «Tu, mamma, la pensi come il babbo?» ...