-
Sole di Maggio
Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI
... spiegò «è facile convincere la gente dei benefici che la realizzazione degli invasi artificiali apportano perché è indubbio che nell’immediato ci siano. Purtroppo esiste il rovescio della medaglia e i danni si manifestano a livello planetario solo nei decenni successivi. Le dighe annientano molte forme di vita e coloro che le hanno volute mai si sono posti il problema delle interdipendenze di una catena alimentare animale generatasi in centinaia di migliaia di anni. I corsi d’acqua dolce del pianeta», proseguì «li abbiamo sbarrati tutti e seguitiamo a farlo costruendo invasi così vasti che quello previsto sul Rio Maestro, in Valcorniola è, scusate il paragone, come la pisciatina di un topo confrontata con quella di un elefante. Gruppi di ricercatori europei», seguitò a chiarire il geologo «hanno recentemente condotto studi sulla quantità d’acqua dolce di cui l’umanità può disporre oggi rispetto a quaranta anni fa. Ebbene sono giunti alla medesima conclusione, sostenendo che è diminuita del 40% a fronte di un aumento demografico di due miliardi mezzo di persone e diminuirà ancora in conseguenza della continua costruzione di dighe. Il lago d’Aral, la più estesa riserva di acqua dolce del mondo, aveva una superficie di oltre settantamila chilometri quadrati, all’inizio del secolo scorso; per darvene un’idea, considerate il lago di Garda moltiplicato per duecento. Purtroppo è stato ridotto a un acquitrino inquinato, quasi senza vita, in conseguenza dello sbarramento dei suoi ...
... immissari e di deviazione delle loro acque a scopo irriguo. Per darvi un’idea del disastro ambientale», spiegò «provate a pensare al mare adriatico prosciugato da Trieste fino ad Ancona.» Ad Arturo venne una battuta agra. «I sovietici usavano l’acqua per irrigare i pali della luce se i cereali li acquistavano dall’America?» «Anche gli americani hanno causato disastri ambientali!» A intervenire era stato un giovane sulla ventina, con barba e capelli lunghi.» Ancora ridacchiante per la felice battuta, Arturo si accigliò di colpo e ribatté: «Giovane dall’aspetto sessantottino, posso sapere come ti chiami?» «Alvaro.» «Piacere io sono Arturo Bizzarri.» Livio e Fabrizio si scambiarono occhiate preoccupate. Avere trovato l’occasione giusta per sciorinare un’arringa, ad Arturo stimolò la loquacità al punto che già sentiva il ragionamento compiuto danzargli in testa ancor prima di tradurlo in parole. «Alvaro», incominciò a sentenziare mettendosi a braccia conserte «nell’ecocidio inteso come distruzione della vita sulla Terra, tutti gli uomini sono coinvolti.» Il Bizza fissò il ragazzo con una mitezza volpina e riprese a polemizzare: «In ogni modo, “neocompagno”, la mia voleva essere solo una battuta.» «Non le permetto di sfottermi», reagì il ragazzo. «Poiché mi ha etichettato come soggetto di sinistra, mi può chiarire che specie di pesce sia lei?» Arturo assunse una posizione di sfida e poggiò le mani sui fianchi. A nulla valse che Linda lo strattonasse per un braccio nel tentativo di ...