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Puttana in Trasferta: Vedi Napoli, e Muori
Data: 26/04/2019, Categorie: Dominazione / BDSM Autore: Patrizia V.
... Impedirle di sparare, naturalmente… Ma senza strangolarla. Certo: così lei chiama i suoi uomini, fa uccidere me, e dopo uccide comunque anche Sara. Beh, bisognava provarci, magari non andava così; e comunque, io Sara non l’ho mica salvata. Insomma: ero in una situazione di merda, e la soluzione non c’era. Toccava assumersi una responsabilità, e io l’ho fatto. Meno male che le cose sono andate in modo che adesso posso prendermi le mie brave critiche da viva… Piove a catinelle a Nisida, e a Napoli le cose si stanno assestando lentamente. Manca ancora un dettaglio prima di poter considerare conclusa la faccenda: i registri di don Gennaro sono spariti dalla villa di Capri, e i cugini li vogliono a tutti i costi. Li ha portati via uno degli uomini di don Gennaro, e adesso vuole venderli al miglior offerente. Il miglior offerente è lo Stato italiano. - Perché devo andarci io? Marco scuote la testa: - Per la solita ragione: ti conosce perché ti ha vista alla villa, e vuole te. OK, ci vado. Ma non mi piace per niente, così prendiamo qualche precauzione. Invecie della solita vineria di piazza Vanvitelli, questa volta si tratta di una pizzeria nei Quartieri Spagnoli… Siamo fuori dal territorio degli Sposito: evidentemente il tipo ha già cambiato padrone. Il posto è di bassa lega, ma la pizza è fantastica e siccome io non sono una snob, me la gusto di cuore mentre aspetto. Il tipo si fa aspettare, da bravo buzzurro; mi sta già sul cazzo. Sono nella mia versione jeans, e anche se non ...
... sono particolarmente provocante, mi accorgo di attirare diversi sguardi: una bionda della mia età, da sola in un locale del genere, desta curiosità. Io odio aspettare; Eva lo sa benissimo, e probabilmente si sta divertendo da pazzi… Eccolo. Tipo nella media, sui quaranta: capelli neri lunghi, barba non fatta, aria da truzzo. Mi si siede davanti con una busta in mano. - E tu chi cazzo sei? – gli chiedo, già maldisposta nei suoi confronti. Lui fa una smorfia e mi risponde per le rime: - Songo chello ca' staje aspettando, zoccola. Io capisco solo lo “zoccola”, e mi basta per definire il mio rapporto con lui. Ci scambiamo le buste; guardiamo dentro e verifichiamo che ci sia quello che ci interessa. Poi lui si alza e se ne va, come se non ci fossimo accordati sul prezzo della marchetta. A volte questo lavoro è davvero squallido… Mi alzo, lascio i soldi sul tavolo ed esco con la busta nella sacca a tracolla. Ha smesso di piovere, bene… Mi avvio a passo svelto verso piazza Plebiscito; per fortuna oggi niente tacchi alti, solo i miei soliti stivali bassi. Una scarica nell’auricolare, poi la voce concitata di Eva nell’orecchio: - Pat, attenta! Hai uno scooter alle spalle, e i due a bordo hanno il casco… A Napoli nessuno porta il casco: solo Eva, io e i killer motorizzati, e tutti per lo stesso motivo. Stringo i denti e tendo i muscoli mentre avverto il rombo del motorino smarmittato alle mie spalle. Giro appena la testa per guardare dietro con la coda dell’occhio e lo vedo arrivare a ...