1. Marina


    Data: 10/05/2019, Categorie: Dominazione / BDSM Autore: vanemori988

    ... a spedire raccomandate vaglia ecc. ecc. ed erano per me i momenti più belli, lontano dalla sua presenza. Strano, quando lui era nei paraggi desideravo ardentemente che non si avvedesse della mia presenza, ma non appena sembrava ignorarmi, ecco che combinavo qualche casino per attirare la sua attenzione.Il tempo passava, ed io divenni una brava segretaria, con l'unico neo dovuto alla mia totale soggezione verso il Notaio, più di una volta nell'ultimo mese venni invitata nel suo studio, sempre per una ramanzina, alla fine del periodo di prova un Venerdi sera di fine Novembre, mi chiese di fermarmi un poco dopo l'orario di ufficio, disse che doveva comunicarmi le sue decisioni riguardo al mio futuro. Le altre ragazze, mi sorrisero, e mi dissero che non ne sapevano nulla della decisione presa, ma che quando era stato loro richiesto un parere mi avevano appoggiata in pieno. Mi salutarono e uscirono.Rimasi alla mia scrivania, immobile, tremante, e rivissi i tre mesi appena trascorsi, valutai e mi misi a piangere, conscia del fatto che il bilancio era in passivo. Passò una mezzora, alla fine la porta dell'ufficio si aprì e Lui comparve nel vano della porta, scattai in piedi, mi lisciai la mini che mi arrivava poco sopra al ginocchio e mi avviai verso il patibolo.MI fece accomodare in una poltroncina di fianco alla scrivania, mi sedetti e la gonna risali lungo le cosce, Lui si sed&egrave a metà sulla scrivania proprio di fronte a me, mi guardò a lungo, intensamente, potei quasi ...
    ... sentire il suo sguardo che mi carezzava le cosce esposte, poi una sciabolata colpì i miei occhi, sembrò frugami fin nel profondo del mio intimo, non riuscii a sostenere il suo sguardo, e di conseguenza abbassai il capo.Iniziò dicendomi che il lavoro da me svolto fino ad allora non era stato poi tanto male, ma che a lui occorreva una ragazza spigliata, fredda e lavoratrice. Ed io purtroppo avevo solo la terza qualità mi disse anche che sebbene mi comportassi come una imbranata, di sicuro non lo ero, e che il modo migliore per aiutarmi a crescere sarebbe stata una sonora sculacciata (al ch&egrave divenni rossa rossa) ogni qual volta avessi fatto un qualsiasi casino, ma, disse, questa era una decisione che spettava solo a me, per cui, allo stato attuale delle cose, non conveniva allo studio avvalersi della mia collaborazione.Sebbene mi aspettassi una tale decisione, il mondo sembrò crollarmi addosso, certo avrei trovato un'altro lavoro, ma come senza le referenze che qui mi venivano negate? Iniziai a piangere, le lagrime mi scorrevano lungo le guance, copiose, e nel suo sguardo freddo ed impassibile vi era come uno strano sorriso; gli chiesi una proroga di almeno un mese, giurando che avrei fatto del mio meglio per migliorare; ma fu irremovibile, disse che lo studio aveva delle regole ben precise e che proprio il rispetto di tali regole, garantiva il lavoro di tutti loro. Si alzò e si sedette poi dietro la scrivania alla sua poltrona, e inizio a contarmi il denaro e le spettanze che ...