1. Soccorso stradale


    Data: 12/07/2019, Categorie: Lesbo Autore: fabrizio, Fonte: EroticiRacconti

    Metto la freccia, scalando la marcia esco dalla rotonda e imbocco la rampa per il raccordo autostradale. La brusca staccata mi strappa una smorfia, normalmente guido più morbida ma i tacchi alti mi penalizzano nella sensibilità sui pedali. Però oggi è il Giorno e nulla, neppure una brusca staccata, mi può impedire di essere vestita da strafiga. Ridacchio fra me e me; anni ad inventare scuse con lui che mi voleva vedere agghindata così per esibirmi agli amici come un bel trofeo di caccia, ed ora le autoreggenti spuntano dalla minigonna per una persona che non mi vedrà mai… Percorro i pochi chilometri che ancora mancano con un occhio alla strada ed uno all’orologio digitale, finalmente arrivo e mi fermo nella piazzola. Un genio, veramente un genio; non so come definire diversamente l’ingegnere stradale che ha progettato questo spiazzo, dove la sommità di una salitella curva sulla sinistra. Possibilità che qualcuno si fermi qui: zero. Non le macchine che sfrecciano veloci verso la città facendo vibrare la mia autovettura, non qualche autoarticolato che rombando si inerpica e poi scollina, non qualche trattore che pigramente si dirige verso l’aratura quotidiana. Solo Claudia, cioè io, che di questa piazzola ho fatto il suo nido d’amore. Il tempo di reclinare leggermente lo schienale, di accendermi una sigaretta e un attimo dopo l’orologio scatta alle 8,15. Il telefono suona. Aspetto tre squilli e accetto la chiamata. Dagli altoparlanti esce la sua voce. Ciao Claudia. Da ora le  tue mani sono le mie. Togliti le mutandine per me… Dopo un’ultima sera con lui che russa dopo essersi svuotato dentro di me, affamata di tenerezza, di emozioni, di mani che non predassero ma accarezzassero le mie curve e la mia anima, ero entrata in chat e avevo conosciuto lei. Non avevo mai preso in considerazione l’idea di fare l’amore con una donna, e anche solo lo scriverlo mi fa ancora imbarazzo, eppure in quell’oretta di chiacchiere anonime avevo sentito che la mia disperazione era stata accolta, consolata, e sul finire perfino un po’ corteggiata. Poi l’indomani notte, e quella dopo e quella dopo ancora. Lei aveva capito che non ero pronta per una storia reale, eppure il desiderio ci spingeva irresistibile l’una incontro all’altra; cosi me lo aveva proposto e io, incredibilmente, avevo accettato. Due giorni la settimana, il martedì e il giovedi, alle 8,15 del mattino, lei sarebbe stata al telefono per me; avrebbe aspettato tre squilli, non di meno, non di più. Se non avessi risposto, pazienza; se avessi risposto, avremmo fatto l’amore. Null’altro, né chiamate, né messaggi, solo quella mezz’ora nella quale lei sarebbe stata per me ed io per lei. Semplice, libere. La prima volta non avevo avuto coraggio di rispondere. La seconda, lei si accorse che stavo fingendo di fare ciò che mi stava chiedendo. Pensavo si fosse offesa, o arrabbiata, o sentita presa in giro, invece alle 8,15 dell’appuntamento successivo il telefono era squillato, le mie mani erano diventate le sue, e mi ...
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