1. Alice (parte 2)


    Data: 27/08/2019, Categorie: Zoofilia Autore: Dick1990, Fonte: EroticiRacconti

    Mentre l'eccitazione ancora mi bagnava, mi ritrovai immersa nel silenzio. L'unico rumore che sentivo era quello del mio respiro. Poi, improvvisamente, avvertii una fitta al braccio dovuto ad un ago che mi lacerava la pelle. Di nuovo cercai da urlare, inutilmente, fino a quando non persi nuovamente conoscenza. Non so per quanto dormii ma al mio risveglio ero finalmente di nuovo padrona del mio corpo. La stanza era sempre nella penombra ma questa volta ero libera di guardami intorno, parlare e muovermi. Mi trovavo in una specie di studio medico, con una parete occupata da un mobile basso su cui erano poggiati numerosi strumenti in metallo. Lo stesso letto su cui ero sdraiata, in realtà era un vecchio lettino per le visite ginecologiche. Quello che però lo caratterizzava era il fatto di avere ai quattro vertici dei grossi anelli a cui erano assicurate delle strisce di cuoio. Constatai che ero nuda e che il sangue mi aveva colorato entrambe le cosce di un rosso diventato ormai marrone, fatta eccezione per l'area in cui ero stata leccata che risultava completamente pulita. Anche la pelle del lettino mostrava i segni delle mie mestruazioni. Poi mi guardai il seno. Il dolore che avevo sentito non era stato causato dalla puntura di un insetto. Vidi infatti che al mio capezzolo era attaccata, assicurata ad una barretta che lo attraversava, una piccola catenina argentata con al centro un pentacolo. La stanza era di forma quadrata e non presentava l'evidenza di porte o finestre. La poca luce che la rischiarava, filtrava da quella che sembrava una botola posizionata in un angolo del soffitto. Oltre al tavolo e al bancone non c'erano altri mobili. Mi accorsi che in un angolo, sul pavimento, c'era un secchio vuoto, un altro con dell'acqua e del pane. Non sapevo da quanto tempo ero lì ma la fame e le altre necessità corporali si facevano sentire. Mi avventai sul pane e sull'acqua. Quando ebbi finito mi liberai nel secchio e quindi cercai di lavarmi come meglio potevo. Fatto questo mi misi a guardare gli oggetti sul tavolo. Sembravano vecchi di decenni. Vidi divaricatori delle forme più strane e grottesche, e poi pinze e poi altri arnesi la cui forma mi provocò un brivido di terrore. Muovendomi lentamente nell'oscurità vidi che, assicurato da un grosso gancio alla parete, c'era una catena che terminava con un collare. Presa dallo sconforto mi sedetti sul lettino con la testa tra le mani. Come avrei fatto ad uscire da là? Ero chiaramente prigioniera di un pazzo. Poi la testa cominciò a girarmi vorticosamente. Il tempo di realizzare che nel pane o nell'acqua era stato aggiunto qualcosa che caddi a terra. La sensazione che provai era quella di avere l'intestino che sta per esplodere. Aprii gli occhi e mi resi conto che di nuovo ero legata. Questa volta ero piegata con la pancia sul lettino e la testa costretta a guardare fissa in avanti da una specie di giogo. Le gambe, divaricate, erano tese e a squadra rispetto al busto. A non più di 50 centimetri dalla mia ...
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