1. Volute abracadabrantesche


    Data: 29/10/2019, Categorie: Prime Esperienze Autore: IoTuaAmante

    Ebbene sì, devo ammetterlo che ciò che sto per raccontarvi è un'esperienza del tutto nuova per me e nondimeno originale. Tanto più sorprendente ed eccitante quanto più inattesa.
    
    Da qualche settimana la sveglia è impostata sulle 6,09. È un tic a cui faccio molta attenzione, non mi piacciono le cifre tonde per cui scelgo sempre quelle che non si allineano agli intervalli di 5 minuti. Ma stamattina, io puntualissima neanche lo facessi apposta, mi avvio verso il lavoro con un buon quarto d'ora di anticipo. Guiderò con calma, fumerò una sigaretta nell'atrio, mi godrò per un po' quella luce estiva del mattino ancora limpida e non carica dell'umidità romana. Berrò un caffè con i soliti ma mai noiosi o banali colleghi che ogni volta ascolto con interesse. Perché sono così, amo il mio lavoro e i colleghi li reputo sempre fonti inesauribili cui attingere. Poi comincerò il lavoro che si protrarrà fino alle 16 se il "capo" non ci chiederà di riscrivere documenti da lui confusi per qualcos'altro...
    
    E invece no. Non sarà così. Perché bisogna sempre mettere in conto l'imponderabilità del caso, l'imprevisto.
    
    E così arriverò con 10 minuti di ritardo rispetto alle 7e45 stabilite.
    
    Dunque si esce di casa sempre con la testa fluttuante fra le nuvole ché poi, una volta in macchina, chiede:"il telefono? Il portafogli? Il Mac? La cartellina dei documenti da valutare oggi?". Panico.
    
    Breve ricognizione. C'è tutto.
    
    Guido sovrappensiero tra una canzone e un intervento su Deejay ...
    ... di quelli che fanno ridere con le lacrime agli occhi interrotti all'improvviso dal bip prolungato e leggermente nasale del Telepass che mi riporta sulla terra.
    
    Nei pochi chilometri di autostrada che mi separano dal raccordo anulare guido con tranquillità e fluidità, nonostante la circolazione sempre disordinata e nevrotica del mattino. Guardo i campi, i pioppi che disegnano il letto del Tevere, le colline, il cielo e di tanto in tanto scruto l'abitacolo dei mezzi e immagino lui come può essere a letto, come sarà nudo, quanto avrà grosso il membro e raramente a qualcuno lancio anche sguardi profondi con i quali dichiaro sfacciatamente il mio apprezzamento, ma deve essere uno di quei giorni in cui abbandono la mia razionalità e mi lascio guidare dall'istinto, fatto assai raro. E guido così, davanti a me automobili tir moto scooter suv pick up van.
    
    E un Iveco. Di quelli costituiti da abitacolo e cassone posteriore. Ero già a metà dei quei pochi chilometri ma il gomito del conducente usciva fuori ritmicamente e nell'avvicinarmi riesco a sbirciare dal suo specchietto retrovisore sinistro. Le mie facoltà percettive avevano già elaborato tutte le informazioni, il resto era a carico dei neuroni che dovevano rendere intelligibile alla mia coscienza ciò di cui stavo per essere spettatrice privilegiata. Mi avvicino ancora perché ora sono percorsa da scariche di elettricità e di sensualità che rendono il mio corpo disponibile e il mio io, di solito schivo, coraggioso. Riconosco ...
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