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Biennale d'arte di venezia
Data: 14/12/2019, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: ClaudiaSimontacchi
E’ il terzo anno di seguito che mi reco alla biennale di Venezia, e quest’anno ho deciso di visitare ipadiglioni nazionali. E’ prima mattina e percorro i giardini interni della biennale cercando di raggiungere il padiglione della Polonia. Il ciottolato sul quale sto camminando rischia di rovinare le mie scarpe nuove comprate per l’occasione: è un modello Chanel color avorio di gran pregio, ma le storovinando perché il tacco 12 continua a sprofondare tra i ciottoli. Cammino incerta impegnata a non cadere, quando a uncerto punto vedo un ragazzone biondo cenere, che sbracciando e sbraitando conveemenza mi indica di non avanzare ulteriormente. Distratta e intimorita datanta rabbiosa contrarietà, finisco rovinosamente a terra. Il ragazzone continua ad avanzare verso di me, ma questa volta pare essersi calmato. Mi afferra da prima i polsi e poi con le sue braccia chiare e possenti mi prende in braccio, sollevandomi direttamente da terra come una bambina. Il tutto avviene in pochissimi secondi, e non faccio in tempo a rendermi conto deldolore che da li a poco avrei accusato alla caviglia. In un misto tra inglese epolacco il ragazzone cerca di spiegarmi che non era orario di visite e che stavo camminando su un ciottolato appena posato, e che ho rovinato tutto il lavoro fatto qualche ora prima. “Ma cosa centro io ?!?!? i lavori non erano segnalati !!”. Il ragazzone mi porta tra le sue braccia fino all’interno del padiglione polacco, lasciandomi sotto una struttura che riconosco ...
... essere la riproduzione del baldacchino che sovrasta l’ingresso della cripta funeraria del maresciallo Józef Piłsudski, ilcui originale è a Cracovia nel castello di Wawel, proprio a destra dellacattedrale. Autore del monumento è Adolf Szyszko-Bohusz, uno dei più importantiarchitetti del periodo tra le due guerre. Il dolore alla caviglia è tutto sommato sopportabile, ma mi vie da piangere, un po ’per lo spavento provato, un po’ per il bisogno che ho di farmi coccolare dal quel giovanotto tanto aitante e monumentale che mi ha soccorso. In inglese tentiamo,io di scusarmi per il disagio e lui di consolare i miei singhiozzi. Ci guardiamo per un attimo, imbarazzati, lui ha delle labbra carnose con delle fossette simpatiche agli angoli della bocca, abbasso lo sguardo quando miaccorgo che sta sbirciando nello scollo della mia camicetta con i suoi occhinicelesti. Mi chiede se ho voglia di visitare il padiglione, ma ho male alla caviglia e scuoto la testa per dire di “no”. Lui allora mi riprende in braccio, inostri sguardi si incrociano complici, e si avvia all’interno di un corridoio del padiglione. Percorriamo ogni stanza, delle 10 previste, senza una sosta, conversando amabilmente di arte e di vita. I miei seni premono contro il suotorace caldo e possente. Ci fermiamo a lungo davanti a una monumentale sculturaastratta dell’ultima sala. Mi dice che lui è il curatore della mostra, e tuttele opere esposte sono di artisti polacchi scelti da lui. La scultura davantialla quale ci siamo ...