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ICO “Tribute” - Non ti lascio andare
Data: 08/11/2017, Categorie: pulp, Autore: Alba6990
Davanti a loro, il mastodontico cancello di pietra e ferro emanava luce. Ico si soffermò a contemplarlo con la bocca spalancata: dopo tutte quelle tenebre, quel cancello risultava uno spettacolo meraviglioso. Dopo Yorda, ovvio. Sembrava che miliardi di lucciole stessero strisciando sulla superficie in mille direzioni diverse. “Wow...” Ico emise un sospiro a quella vista. Portò lo sguardo verso l’alto: alle estremità dell’immenso portone vi erano due sfere, le sfere che lui e Yorda avevano attivato. Erano loro occorsi tempo e fatica per farlo. Entrambe dovevano essere accese tramite un complesso congegno a base di aria e luce solare, attraverso due parabole che convogliavano l’aria all’interno di una struttura capace di trasformarla in luce. La luce veniva poi proiettata verso le due sfere, le quali davano energia ai due lati del cancello. Mancava solo qualcosa per aprirlo, o meglio qualcuno: Yorda. Lei si avvicinò al portone con sicurezza. Sapeva bene cosa stava facendo. Improvvisamente, saettarono dal suo corpo fulmini luminosi. Fu così potente quello sfogo di energia che Ico volò all’indietro con il sedere per terra! Yorda si sforzava non poco per emanare tanta luce: le sue mani erano strette davanti al suo petto, come se stesse cercando di trattenere un grande dolore. Gli occhi chiusi come se dormisse e il corpo ripiegato verso il davanti e instabile. I fulmini colpivano le pareti del cancello con grande velocità. Cominciò ad aprirsi piano. Ico riusciva a vedere il ...
... mondo esterno e un gemito di sorpresa misto a stupore e meraviglia gli risuonò dai polmoni. Il cancello si aprì del tutto e Yorda stramazzò a terra esausta, con un gemito di dolore, mentre i suoi capelli grigi si schiarivano piano fino a diventare completamente bianchi, come la sua pelle. Ico si spaventò non poco nel vederla in quello stato. Evidentemente aveva consumato tutte le sue energie, i piccoli pilastri di pietra non erano niente a confronto con quell’impresa. Si precipitò da lei: “Stai bene?” chiese lui chinandosi verso di lei. “Umotysx” sospirò lei, quasi sollevata. Stava meglio, adesso. Un rumore di rulli di pietra attirò l’attenzione di entrambi, voltarono la testa verso il pavimento. Da sotto il cancello, lentamente, fuoriuscì una lunga piattaforma di pietra. La stessa cosa stava accadendo dall’altra parte, sulla scogliera, dove i cavalli e i cavalieri si erano fermati prima di scendere lungo il sentiero scosceso. Le due piattaforme si incontrarono proprio a metà tragitto, formando un ponte. Dall’altra parte, idoli di pietra uguali a quelli già incontrati nella fortezza. Yorda poteva farcela a spostarli, si sarebbero riposati subito dopo aver raggiunto la terraferma. Ico non stava più nella pelle! La libertà si trovava solo a duecento metri da loro! E la sua salvezza era accanto a lui, che si stava rialzando goffamente e con fatica. La sua salvezza. Ico la aiutò. Le porse la mano, come sempre, non l’avrebbe lasciata mai andare, specialmente in quel momento in cui ...