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Matilda (capitolo 3)
Data: 20/12/2019, Categorie: pulp, Autore: Alba17
... mossa. Incantata dalla forza di questa ragazzina, che in quel momento sembrava impazzita, o miracolata. Davanti agli occhi di Matilda le persone vive non avevano spazio. Lei vedeva volare nell'atmosfera della stanza due corpi fatti di luce opaca. Girò su se stessa e sorrideva al vuoto. Poi alzo la manina in segno di saluto e disse: "Buon viaggio, nonna. Salutatemi mia mamma! Vi voglio bene. " Le si avvicinò suo papà. Si abbracciarono entrambi commossi. Lei stringendosi forte al suo petto gli disse: "Papà hai visto che belli che erano la nonna e il nonno insieme? Finalmente la nonna e' felice. Mi mancherà ma sono contenta per lei. " Il papà la strinse più forte. Non proferì nessuna parola. La casa piena di gente. Uomini, donne, giovani, vecchi... le donne presero a lavare il corpo della morta, per poi legarlo con una specie di lenzuolo bianco come fosse una mummia, secondo i loro costumi. Piansero la morta secondo i riti, cantando tutte le sofferenze che aveva passato in vita, lodavano le doti, urlavano dolori. Si strappavano i capelli, si graffiavano il viso. Questo pianto cantato era uno spettacolo straziante. Ecco che arrivò il giorno del funerale. Una buca profonda al cimitero. La bara lasciata sul fondo. Terra presa con le palette, ma sospesa in aria dalla voce del padre: "Aspettate, il primo pugno di terra spetta a Matilda. " I piccoli pugni si riempirono di terra e lacrime. La porto tra le labbra e se la baciò, la lanciò sopra la bara. " Ti vorrò sempre bene nonna! " Le ...
... disse, e i singhiozzi le fecero morire altre parole. Qualcuno la trascinò via da lì. Questa volta Matilda non si oppose. Era tornata la brava bambina ubbidiente di sempre. Finì il funerale, Matilda ritornò al collegio. I suoi incubi ricominciarono. Mostri dai volti informi allungavano la mano per trascinarla a fondo, negli abissi, e lei non aveva forza di urlare. Le urla si soffocavano in gola... Una creatura fatta di luce bianca allora si avvicinava. Era una donna. Lei sorrideva, i mostri si allontanavano accecati dalla luce. Matilda cercava di guardarla nel viso. l'immagine era confusa. Era un sorriso, sembrava della mamma... una carezza, allora era la nonna... forse la nonna... Ma che importanza aveva? Lei aveva i suoi angeli che la proteggevano. Solo questo importava. Il padre la chiamava spesso per farle sentire la sua presenza. Andava anche a trovarla, ma i loro dialoghi erano fatti di silenzi e il silenzio di Matilda era accusatorio. L'uomo chinava la schiena per riuscire a sostenere il peso. " Devi venire una volta a trovarmi -le disse un giorno che era andato da lei- Stiamo per trasferirci nella città dove io sono nato. In una casa provvisoria, finché lo stato si deciderà a darmi qualcosa di quello che avevo, prima che mi portassero via tutto. " Matilda lo seguì. Gli diede una mano a mettere nei cartoni quelle poche cose che avevano. Caricarono in un camion tutto ciò che avevano e partirono per il paese natio del papà. Non girò la testa indietro. Non aveva più nulla ...