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Discesa agli inferi
Data: 27/12/2019, Categorie: Dominazione / BDSM Autore: fabrizio
Dopo aver atteso pazientemente che il mio respiro affannoso si regolarizzi, mi tappa la bocca con la canonica pallina di gomma, mi getta uno sguardo gelido e quando chiudo gli occhi in segno di assenso, abbassa la mascherina, coprendoli. E io inizio la discesa agli inferi della mia anima. I patti sono molto chiari: lui desidera un corpo maschile da immobilizzare e da usare totalmente per il suo piacere, ed in questo piacere non è contemplata né la pietà, né la delicatezza, né tanto meno la reciprocità; solo un corpo vivo, pulsante, eppure assolutamente inerme da addentare o da piluccare per placare la sua rapacità. Quanto a me, sono qui per ritrovare, nella mortificazione del corpo, i fantasmi che popolano la mia anima, riconoscendoli a uno a uno e sperando, in questo modo, di farmeli amici, o quantomeno un poco meno ostili. Così sono immobilizzato a terra a quattro zampe, appoggiato alle ginocchia e ai palmi delle mani; le legature, inizialmente morbide, stanno cominciando ad incidere pelle e carne gonfie di immobilità e adrenalina, mentre collare e gag rendono faticoso il mio respiro; l’eccitazione che il rituale di legatura e di sottomissione mi suscita è una componente assolutamente superflua che non mi distrae dal compito che mi sono assegnato. Spentesi le ultime stelle di luce, il buio è compatto, assoluto; tenere gli occhi aperti o serrati è assolutamente uguale, se non per lo sforzo che ognuna di queste azioni comporta; ma, alla fine, anche gli sforzi sono ...
... equivalenti, ovvero indifferenti e inutili. Lui inizia ad accanirsi sulle spalle, sui lombi, sulle natiche ed io subisco il calore, il bruciore, i pungoli provocati dagli attrezzi coi quali infierisce; con un disperato sforzo tento di rimanere aggrappato alla consapevolezza di quel corpo, consapevolezza che, d’altronde, comporta il subire fino in fondo tutta la sofferenza che mi sta infliggendo. Là sotto sento penzolare la mia erezione, una scintilla di vitalità che potrebbe illuminare le tenebre nelle quali sto scivolando: ma io non posso raggiungerla, né lui è interessato ad altro piacere che non al suo; così anche quell’ultima fiammella, per la mia inedia, per la sua indifferenza, si spegne e svanisce. L’aggressione al mio corpo sta diventando insopportabile, il dolore per i colpi subiti si accompagna all’angoscia nell’attesa dei prossimi, ed il tutto è ammantato dalla sensazione opprimente di cos’altro di terribile e inimmaginabile dovrò accettare di subire da lì a poco; così semplicemente mi distacco da me stesso, abbandonando la carne dolente come cibo per la sua dominazione e mi raggomitolo in posizione fetale nella ridotta della mente, provando a ricostruire un mondo interno di suoni, odori, colori, di luce che riesca a contrastare il crepuscolo che mi sta avvolgendo di tenebre. Ma lui non è ancora sazio, anzi è reso ancor più vorace dal mio dolore; lo sento accanirsi contro la mia vulnerabilità, lo sfintere che difende la mia intimità, l’ultimo bastione di resistenza al suo ...