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"Non perdiamoci più"
Data: 07/01/2020, Categorie: Etero Autore: Isabella91
“Mi sembra che non abbiamo più un cazzo da dirci”. Angelo sta lavorando al pc. Ha finito tardi in ufficio anche oggi e, come se non bastasse, si è portato a casa i dettagli da ultimare. Mi dice questa frase senza staccare gli occhi dallo schermo. È freddo e assente come la luce che ha di fronte. Io sto preparando la cena scaldando in forno una pizza surgelata che sembra la suola di una scarpa. La chiamiamo “la pizza delle emergenze”. Un tempo ci piaceva l’idea di allestire quel pasto veloce e un po’ squallido, mentre venivamo rapiti da un film o facevamo l’amore. Erano i primi tempi della convivenza, e la mediocrità degli altri, le quotidianità che tanto ci atterrivano, sembravano non poterci riguardare mai. Stasera odio quella pizza. Vorrei quasi che bruciasse. Non sono riuscita a fare la spesa. Ho staccato il turno alle 20 e sono corsa in macchina con tutta l’intenzione di passare al supermercato, consapevole di avere il frigo vuoto. C’era stato un incidente. Un tamponamento del cazzo in mezzo alla strada dove nessuno si era fatto male, ma dove tutti avevano ritenuto opportuno fermarsi e sporgersi per curiosare sui misfatti altrui. Fanculo la spesa. Mi sento catturata da quella quotidianità spaventosa come in una tela. “C’era bisogno di portarsi a casa le mail?”, domando ad Angelo, sbattendo sul tavolo il piatto con quella dannata pizza raggrinzita. “Cosa ne vuoi capire?”, sospira, in un misto di gelo e compatimento. Un tempo le nostre diversità erano materiale di ...
... nutrimento reciproco. Io non capivo nulla di finanza, ma amavo ascoltare Angelo mentre mi raccontava dei suoi colleghi. Era un imitatore irresistibile, e sapeva farmi attribuire un volto ed un’attitudine ad ognuno di loro, pur non avendoli mai conosciuti dal vivo. Ne parlavamo con familiarità, a tavola, ridendo con gusto. D’altro canto, Angelo sapeva appoggiarmi e riscaldarmi quando tornavo dai miei turni in ospedale. Sapeva accettare la mia idea di corpo e di sangue, il distacco emotivo che molti avrebbero trovato atroce. Sapeva comprendere il mio amore, anche se quelle parole mi si incastravano in gola come segatura e non trovavano né la via né il modo di uscire. “Quando vuoi la pizza è pronta”. Mi siedo a tavola ed inizio a tagliarla sul piatto. Il coltello stride sulla superficie di ceramica. Anch’io mi sento così. Finalmente Angelo spegne il computer e si mette a mangiare. In cucina c’è una luce troppo bassa. Sembra esaltare il freddo che attraversa gli infissi delle finestre. “Da quant’è che non scopiamo, Isabella?”. Continua a non guardarmi. Ha un tono sterile. “Non lo so”, ribatto. Addento quella crosta insapore. Mi è sempre piaciuto scopare, tanto e con gusto. Soprattutto con Angelo. Di questi tempi, invece, la sera penso solo al freddo e a non perdere ore di sonno. Angelo alle sue mail e a quel dannato lavoro. La notte a volte mi abbraccia, forse senza accorgersene, come un inconscio perdono momentaneo. Ci ripenso mentre lavo i piatti e mi intristisco. Passo lo straccio sul ...