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Senza futuro, né presente
Data: 09/01/2020, Categorie: pulp, Autore: Alba17
CAPITOLO 2 Arrivò a casa di sera tardi. Non vide nessuno per strada. Abitava in campagna, dove la gente va a dormire con le galline visto che al mattino deve alzarsi presto per lavorare. La proprietà privata non esisteva più. Oltre a un piccolo appezzamento di terra, grande abbastanza solo per piantare quanto necessario al proprio sostentamento, un po' di verdure di stagione, un piccolo vitigno, un albero di fichi, un prugno e un melo, non c'era altro. Almeno, così era a casa sua, ma anche nelle altre famiglie non funzionava in maniera troppo diversa. Prima di venire arrestato aveva anche una mucca per il latte. Sua madre gli aveva detto che c'era ancora, anche se ormai era vecchia e produceva quasi niente. Ma non avevano soldi per comprarne un'altra. Suo padre era morto in prigione avvelenato, e lui... lui aveva preso il suo posto. La madre e la moglie, con quello che guadagnavano, non riuscivano a mantenere due prigionieri e loro stesse. La paga era da miseria. Il cibo, in prigione, quasi immangiabile: zuppa di erbacce verdi con il colore del vomito, porro, riso pieno di semi immangiabili che non potevi nemmeno masticare. I due uomini di casa erano costretti a fare i mantenuti. E le donne costrette a lavorare per loro. Poi, suo padre morì... lui non gli fu vicino in quel letto d'ospedale. Nessuno dei suoi cari era presente, nessuno dei suoi amici era lì a tenergli la mano nel momento in cui esalò l'ultimo respiro. Il suo cuore duro tremava ogni volta che questo pensiero ...
... gli attraversava la mente. I suoi sensi di colpa per non essere mai andato a trovarlo in prigione, lo soffocavano. Ogni volta lo sognava nei suoi ultimi attimi di vita. Sembrava allungasse le mani per abbracciarlo, sembrava lo pregasse di portarlo via da lì e si svegliava sudato in bel mezzo della notte. I suoi incubi, i suoi timori, i suoi rimorsi prendevano piede durante la notte, si impadronivano del suo sonno, dei suoi sogni e non lo lasciavano mai in pace. Si stava perdendo in questi pensieri mentre andava verso casa, sollevato di non incontrare nessuno. Una volta arrivato, non sentì l'abbaiare di Axie. Il cane era morto di vecchiaia. Gliel'aveva detto sua madre l'ultima volta che era andata a trovarlo. Ah, quanto avrebbe voluto abbracciarlo per sentire un po' di amore animale, visto che quella dell'uomo l'aveva deluso! Ma in 10 anni possono succedere tante cose, e lui, appena mise piede nel cortile di casa, si rese conto che non sarebbe mai più stato lo stesso. La porta di casa non era chiusa a chiave, era solo appoggiata. Nessuno rubava nelle case dei contadini, non c'era nulla da rubare. La povertà regnava ovunque. La spinse, e il cigolio della porta svegliò sua madre. "Chi è là?", chiese la donna. "Sono io", rispose lui. "Neim?", domandò la donna, che ormai, sveglia del tutto, riconobbe la voce di suo figlio. Si alzò e si abbracciarono. Ma non c'era calore in quel contatto. Sembrava che i dieci anni di prigionia avessero ucciso i suoi sentimenti. La vecchia si mise a ...