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Il venditore ambulante - marco ix -
Data: 11/01/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: Soundserio
Appena feci sparire completamente quel ben Dio lungo ventitre centimetri nella mia cavità orale, arrivando fino base, Marco emise un gemito di piacere incontrollabile, ansimava in maniera passionale e questo mi eccitava tantissimo. La mia lingua si muoveva in maniera flemmatica lungo tutta quell’asta che emanava un piacevole sapore di maschio etero abituato a labbra femminili. Facevo su e giù con le mani e la bocca mentre i nostri sguardi non si perdevano di vista neppure un secondo. Si muoveva su quel divano delicatamente e completamente preda del piacere che gli provocavo. La sua testa ogni tanto si tirava indietro e chiudeva gli occhi dall’immensa goduria che provava. Ero sicuro che Raffaella non gli aveva mai regalato un pompino cosi caldo e con cosi tanta passione. Succhiai a lungo quell’asta godendomela tutta per intero, una volta fatta uscire dal tunnel profondo della bocca comincia a segarla con una sola mano, era un palo davvero pazzesco, lungo, alto, dritto e durissimo. Chinai la mia testa sotto il re mentre lo segavo senza fermarmi iniziando un lungo massaggio linguale alle palle gonfie, rotonde e piene. Desideravo impazientemente conoscere il gusto della sua sborra, ma non volevo farlo subito. Continuai la mia leccata testicolare sino a sfiorare il suo buchetto che non si tirò indietro, anzi sentire la calda umidità della mia lingua nel suo ano lo eccitò in maniera esagerata, stava per sborrare. Mi ero spinto troppo, non poteva resistere cosi a lungo, persi il ...
... primo schizzo che andò a finire sui capelli ma i restanti quattro gli accolsi tutti nella bocca. Lo sentivo tremare dentro di me mentre raggiungeva l’orgasmo, un mugolio di gran piacere esplose in quella stanza, la sua calda sborra era dolce con un retrogusto salato, non avevo mai assaggiato un succo cosi buono. Mentre il suo respiro riprendeva a regolarsi, la mia bocca non si staccava dalla sua verga oramai floscia, lui non mi staccò e io continua il lungo e succulento pompino ingoiando la sua sborra e rendendo ancora una volta quel palo di marmo. Non passarono neppure cinque minuti e Marco era già carico e voglioso. Slinguazzai per bene la cappella, mi alzai mettendomi di spalle in piedi davanti ai suoi occhi e lentamente feci scivolare le mie mutandine a terra, presi dal comodino l’olio di cocco che Raffaella utilizzava per le sue gambe e lo spalmai tra le chiappe e un po’ sul suo uccello strizzandolo per bene. Mi girai verso lui, stava stravaccato con le gambe aperte, le braccia divaricate nel poggia schiena e l’uccellone in tiro bello alto, mi misi a cavalcioni sopra con fare delicato e sensuale. Non cercai di infilarmi subito dentro il suo membro, iniziai a strusciarmi sopra lentamente mentre sospiravo vicino alle sue orecchie e con una mano tenevo in pugno la sua mazza mimando una leggera sega. Lui non si muoveva, mi lasciava fare. Era giunto il momento di accoglierlo. Poggiai la sua grande cappella rosa sul buchino e piano piano la feci entrare, il dolore non mancava, ...