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Pensieri nascosti (3)
Data: 15/01/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: crigio
Il giorno successivo Pino ed Enrico devono giocare una partita di campionato e mi invitano ad assistere. Entrato nel palazzetto mi accomodo in un posto non troppo alto, in tribuna. I calciatori entrano in campo e l’arbitro dà il fischio di inizio. Da subito mi accorgo che il mio ragazzone è molto aggressivo: più volte viene richiamato dal direttore di gara, che aspetta un po’ prima di ammonirlo. Purtroppo, la sanzione arriva presto, e, dopo un po’, anche l’espulsione: Enrico ha fatto una brutta entrata su un avversario e l’arbitro non ha potuto evitare di buttarlo fuori. Lo vedo sparire sotto gli spalti, mentre bestemmia e si agita. Mi alzo e lo raggiungo negli spogliatoi. È seduto su una panca con la testa tra le mani. “Ehi, amore! Ma che hai combinato?”, gli chiedo. Non risponde. Poi, si leva in piedi, di scatto, e mi dà le spalle. “Secondo te, mi merito questo io…”, mi fa, senza dare un tono particolare alle sue parole. “Ma dai! È solo un’espulsione! Non sarà mica la fine del mondo!”. “Non mi riferisco alla partita, cazzo!”, mi risponde alzando la voce e girandosi verso di me. È paonazzo, e non per la fatica di poco fa. Digrigna i denti e stringe i pugni e temo che voglia picchiarmi. “Avevi il suo profumo addosso, ieri sera! Che credi? Che io sia un coglione? Che non sappia quello che fai?”. “Di… che… parli…?”. “Non trattarmi come uno stupido. Posso sembrare un bambolottone, ma tu sai che non lo sono…”. “Hai ragione…”, ribatto ...
... rassegnato. “Sì, è vero. Ieri sera sono stato con lui. È venuto a prendermi in ufficio e poi mi ha portato al fortino. Non conoscevo le sue intenzioni. Ha fermato la macchina e ha cominciato a toccarmi e a baciarmi…”. “… e tu non hai resistito…”. “Già! Non ti dirò che mi dispiace, perché sarei un ipocrita, ma, dato che ti fa stare così male, posso prometterti che non succederà mai più”. “Non so se crederti. Ti avevo già chiesto di non rimanere più da solo con lui, eppure…”. “Stavolta mi impegnerò sul serio, te lo giuro!”, lo imploro, avvicinandomi a lui. Ma Enrico si allontana e mi dà nuovamente le spalle. Un tuffo al cuore mi fa temere che stia per succedere l’irreparabile. Che mi voglia lasciare. D’altronde, l’ho fatta davvero grossa: non posso certo biasimarlo se non vuole più avere a che fare con me. Allungo una mano verso di lui per toccargli una spalla, ma lui improvvisamente si volta e mi stringe forte il polso. Mi attira a sé, mi stringe e mi affonda la lingua in gola. La sua mano corre dentro i miei jeans e raggiunge rapidamente il mio solco. Un dito si infila in mezzo e mi penetra. Sussulto. “Puttana!”, mi sussurra, e, appoggiandomi entrambe le mani sulla testa, mi spinge verso il basso, costringendomi ad inginocchiarmi. Si cala i pantaloncini ed estrae il cazzo. Mi tura il naso e mi soffoca con la nerchia. “Succhia, puttana!”, continua ad insultarmi, iniziando e fottermi la bocca. Sento l’odore acre del suo sudore venire fuori dal suo inguine: mi eccita. Con la ...