1. La storia di Anna (CAP VII)


    Data: 25/01/2020, Categorie: Etero Autore: Pensionato

    LA STORIA DI ANNA ( CAP VII) Passarono diversi giorni, ero preoccupato di aver rovinato tutto e di aver perso Anna a cui tenevo moltissimo e quindi presi il telefono e la chiamai, scusandomi per il mio silenzio ed allo stesso tempo mostrandomi comprensivo con quanto aveva dovuto subire. La risposta mi sorprese: “ Subire non è il termine corretto, non ho subito, ma partecipato volontariamente, e se un poco mi conosci dovresti sapere che difficilmente subisco qualcosa che non voglia io stessa subire. Ma il racconto non è ancora finito e se vuoi sapere il seguito ci vediamo questa pomeriggio alle cinque al solito bar. Vedi di non mancare perchè ci saranno sorprese che forse ti sconvolgeranno”. A quelle parole il mio pene cominciò ad indurirsi sotto l'accappatoio e tornai in bagno a farmi un'altra doccia fredda. Nel pomeriggio ci sedemmo al nostro solito tavolo e subito Anna cominciò a raccontare:” Comincio subito perchè oggi ho poco tempo: dopo l'esperienza con l'allieva di Giovi che in fine non mi era dispiaciuta affatto, come ti avevo già detto la mia stima verso mio marito cominciava a scemare e avevo solo un pensiero: benchè mi fossi divertita pensavo solo al modo di vendicarmi di Giovi ed una sera gli chiesi che cosa ne pensasse di un mio rapporto completo con il padre, naturalmente alla sua presenza. La sua risposta venne dai fatti: mi spinse in ginocchio e mi scopò la bocca venendo quasi subito, tanto l'idea lo aveva “attizzato”. Per un paio di giorni non se ne parlò ...
    ... fino a che una sera, prima di cena, mi disse di prepararmi perché l'incontro era previsto per il dopocena. Mi bagnai immediatamente ed a cena sbocconcellai appena il cibo, mentre padre e figlio parlavano del più e del meno come se niente fosse. Chiesi il permesso di alzarmi (le formalità prima di tutto) e mi ritirai nella nostra camera e dopo una doccia mi sdraiai languidamente sul letto lasciando semiaperta la vestaglia lasciando scoperta una coscia sino allo slip e un pezzo abbondante di seno. Dovetti aspettare quasi un'ora prima che, annunciati da un leggero bussare, si presentassero padre e figlio. Notai che il padre si era cambiato ed indossava una giacca da camera su pantaloni larghi bianchi. Giovi prese posto sulla solita seggiola mentre Enrico, il padre, si avvicinò al letto e cominciò a carezzarmi la gamba scoperta, e, saltando la figa, passò direttamente al seno che scoprì interamente e prese a tintillarmi i capezzoli con la lingua. C'era in lui una sorta di rispetto, di gentilezza, forse innata nella persona, che non conoscevo nel figlio. Presi l'iniziativa e cercai con la mano la sua virilità che mi sorprese per il suo turgore e per le proporzioni rispetto all'esperienza di giorni prima (vedi cap. VI n.d.a.), forse era effetto del viagra che ritenni avesse preso. Gli abbassai i pantaloni e comincia a spompinarlo leccando alternativamente il cazzo e le palle. Poi fui presa da una voglia: scesi più giù e la mia lingua trovò il suo ano, tutto pulitissimo e profumato per ...
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