-
Insonnia molesta
Data: 02/02/2020, Categorie: Etero Autore: Aleternative
... immediatamente la inforcava di nuovo col cazzo eretto, dritto puntato alla bocca insaziabile fino a bucarle la gola. Ero fottuta, fradicia in mezzo alle gambe e in preda ad una crisi di astinenza da sesso selvaggio. Avrei voluto saltare fino a quel terrazzo per offrire il mio corpo ad entrambi, per farmi risucchiare il clitoride con estrema avidità così che avrei spruzzato i miei umori sui loro volti, sulle loro bocche assetate e impazienti. La donna salì in groppa al ragazzo e iniziò a cavalcarlo sempre con le movenze languide di un serpente. Non sapevo cosa e chi mi eccitasse di più, chi mi sarei presa per prima. Stavo impazzendo, impudica e non curante che di la c’era la mia famiglia che dormiva. Presi un cucchiaio di plastica, quelli lunghi per spadellare; non ci pensai troppi secondi, me lo infilai su per la figa fradicia facendolo roteare. Ancora meno secondi e dovetti soffocare un urlo ribaltando la testa e gli occhi all’indietro per il piacere invasivo che in parte era schizzato in giro e in parte stava già colando lungo le gambe, caldo e lento su quella pelle sempre più umida e appiccicosa. Mi sentivo molle, arrendevole e in quel momento mi sarei lasciata fare di tutto. Ma non potendo fare né la super eroina per saltare fino al terrazzo, né tantomeno svegliare mio marito, optai per un’auto-masturbazione estrema, per sentirne la carnalità, la corporeità, fino a raggiungere quegli amplessi che fanno splendere la mia voluttà. Sempre sfruttando i riflessi di luce fioca, ...
... estrassi un mattarello: cazzo! ‘stanotte mi voglio “fistare” come dico io. Che godimento nel sentirmi lacerare le labbra vaginali dal pomello sferico, più grosso del cilindro: lo sentivo entrare e pretendevo che il nerboruto legnoso mi sfondasse la fregna. Lo facevo roteare dentro di me, poi lo estraevo per la lunghezza del cilindro lasciandone solo il pomello avvinghiato dalla vulva e di nuovo me lo schiaffavo dentro con ancora più foga. Così per cinque o sei volte fino a stapparlo fuori dal buco inzuppato, squirtando ovunque, con gridolini soffocati ma assolutamente indecenti, come una cagna in calore inarcata su se stessa, con la lingua che roteava sulle labbra in preda al piacere più intenso. Una porca lussuriosa, ecco come mi sentivo. Immaginavo che la donna arrivasse anche da me, con un fallo di lattice scuro legato in vita (strap-on) e mentre io continuavo con il fisting estremo, lei iniziava a penetrarmi analmente, da dietro, cercando di assecondare i miei contraccolpi. Sentivo la sua lingua sul mio corpo pervadere ogni millimetro di piacere, mi risucchiava ogni forma di resistenza facendomi afflosciare fra le sue mani morbide che s’insinuavano ovunque, fra la mia pelle, fra le mie gambe, spalmandomi ovunque i miei umori freschi e densi. Ci vollero diversi minuti prima di potermi rialzare. Tornai in bagno, ma decisi di non lavarmi. Ripresi fiato e mi infilai nel letto. Desideravo solo un altro amplesso, di quelli conturbanti, di quelli arrivati dopo lo stupro che ...