1. Don't smoke


    Data: 02/02/2020, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: JoeSex

    ... minuti a rileggere in numero e a chiedermi se fosse vero oppure una stronzata di quelle che ti capitano su certi siti erotici. Non esitai. Perdersi in strane congetture non aveva senso. Presi il telefono e le feci uno squillo. Mi rispose. Pagai un quarto d’ora di connessione e uscii fuori. C’era il mondo a Venezia, ed era solo un normalissimo Mercoledì sera.
    
    Rifeci il numero. Una voce ,calda come la cioccolata a cui non si rinuncia mai d’inverno, mi rispose “Si…”
    
    “Ciao, sono Joe, il ragazzo che ti ha contattato tramite Eroticissimo, ricordi?”
    
    “Certo che ricordo, ti ho detto io di chiamarmi. Ascolta Joe…”
    
    “Sono qui”
    
    “Mio marito non c’è nel prossimo week-end. Torna domenica mattina. Lui sa che ti ho contattato.”
    
    “Non capisco…”
    
    “Mi ha detto lui di chiamarti per non lasciarmi sola a casa. Vuole assolutamente che tu venga qui per stare con me mentre lui è via. Poi quando arriva te lo presento e ti fermi a pranzo da noi Domenica.. Che ne dici?”
    
    “Mi sembra un’idea grandiosa, ma è un po’ assurda, non credi?”
    
    “No, mio marito è così. Ci amiamo molto sai, ma siamo liberi dal punto di vista sessuale. Lui ha altre due donne, io ogni tanto vedo qualcuno.”
    
    “Ok. Dimmi tutto, il posto, l’ora, mi organizzo. Veramente ho già un biglietto per Milano…”
    
    “Bene, ti raggiungo io li. In tarda nottata dovremmo farcela a vederci.”
    
    “Come vuoi. Ci sentiamo dopo, ciao.”
    
    “Ciao Joe, e vedi non stancarti troppo…”
    
    Una delle telefonate più rapide, coincise, e ...
    ... concludenti della mia vita. In pratica avevo un incontro fissato con una delle donne più affascinanti e sexy di quel fottutissimo portale.
    
    Ma non potevo non pensare a suo marito. E’ vero, sapeva tutto e magari era anche simpatico, ma forse non immaginava cosa stavo progettando per la notte con sua moglie.
    
    Presi il treno, e il viaggio passò più velocemente del previsto.
    
    Arrivai in stazione. Un messaggio di Noemi diceva di aspettarla lì per un’oretta circa. Sarebbe arrivata in auto.
    
    Arrivò, erano le 2.30 del mattino.
    
    Prima di riconoscerci dovemmo subire l’umiliazione di una banda di pusher maghrebini poco fuori la stazione centrale. Non so più quante cicche avevo buttato giù, avevo l’alito nicotinico, ma le mie compresse alla propoli mi salvarano il culo.
    
    Appena ci facemmo incontro, Noemi si buttò tra le mie braccia, come se mi conoscesse da una vita, come se fossi il suo migliore amico, o il peggiore dei suoi amanti.
    
    Passai la mia bocca rovente sulla sua, annusavo con sottile piacere il suo profumo Cartier sul collo, e pregustavo il sapore delle sue mutandine al momento dell’eccitazione.
    
    La mia cara amica di Pescara era stata sbolognata con una delle scuse più stupidi: “Ho perso il treno, e non credo di venire a Milano domattina. Mi spiace ma grazie lo stesso per la tua disponiblità.”
    
    Noemi mi trascinò tirandomi per la mano. Ci attendevano un paio di chilometri fuori dal centro. Avevano una casetta in un piccolo residence, ben fatto, curatissimo. Una villetta ...