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Faccio così anche io
Data: 04/02/2020, Categorie: Etero Autore: amanteirpino
Conobbi Alessandra nell'ambiente lavorativo. Una ragazza normale, molto riservata, fidanzata da qualche anno con un tipo che faceva il rappresentate. Lei aveva 32 anni, alta 1,60, capelli ricci, naso e guance lentigginose, un corpo abbastanza esile, si direi anche carina ma non decisamente una modella. io lavoravo molto ed i miei rapporti sociali erano ai minimi storici, in particolare credo che venissi da un periodo in cui mi menavo seghe senza veder figa alcuna già da 7-8 mesi. Proprio in quel periodo Alessandra aveva litigato con il suo ragazzo. Lo dicevano gli altri, non ne sapevo nulla io, nemmeno ci parlavo con lei. La vedevo molto taciturna, con aria dismessa, sentivo dire che soffriva per la fine della relazione e che spesso piangeva o chiedeva di andar via dall'ufficio. Un giorno ebbe una di queste sue crisi esistenziali e mancavano ancora 4 ore alla fine del turno lavorativo. Aveva voglia di andarsene, i suoi amici non potettero sostituirla, fu così per caso che uno di loro venne a chiedere che stavo concludendo la mia giornata, a me se mi andava di fare 3 ore in più per consentire ad Alessandra di andare via. Non avevo molto da fare e quindi accettai, restai a lavorare al posto suo fino alle 22 di sera. Il mattino seguente la incontrai alle macchinette del caffè, per la prima volta parlammo, sapeva benissimo chi ero e che l'avevo sostituita la sera prima. Mi ringraziò, insistette per offrirmi un caffè ma declinai, anzi lo offrii io a lei. Fu ...
... l'occasione per scambiarci i numeri di telefono, mi disse: se hai bisogno di essere sostituito non esitare a chiamarmi. Non l'avrei chiamata, anzi tre giorni dopo fu lei a beneficiare per prima dello scambio di numeri perché mi chiamò per chiedermi di sostituirla ancora. Accettai, di nuovo il turno serale. Finii alle 22. 5 minuti dopo mi arrivò un suo messaggio nel quale mi chiedeva se ci fossero stati problemi. Risposi che era andato tutto tranquillo. Mi ringraziò e mi chiese come poteva sdebitarmi, le dissi che avrebbe potuto offrirmi un panino al fast food qualche volta. Lei mi chiese se ero affamato e che sarebbe passata di lì a poco per la zona. Accettai, avevo fame, ero già intenzionato a mangiare il panino a fine turno. Venne, consumammo il panino, facemmo quattro chiacchiere, mi parlò della sua storia finita male, dei litigi e mi chiese se io ero impegnato, ma senza alcuna malizia. Ero talmente stanco e spento in quel periodo che paradossalmente lei che soffriva, trovava piacere a parlare con me perché non facevo alcuna domanda, lei si sfogava. Era venuta a piedi lì, alle 23,30 mi chiese se l'accompagnavo a casa visto che doveva attraversare un parco semibuio in cui a quell'ora c'erano anche i tossici. Accettai. Arrivati sotto il portone la stavo salutando quando mi chiese se le facevo compagnia nel mangiare delle crepes. Accettai ancora e salii ma mai mi sarei aspettato un prosieguo come quello che fu. Salimmo, si mise subito all'opera, fece le ...