1. It looks like a brazilian butt


    Data: 05/02/2020, Categorie: Etero Autore: juvarra

    “Do you know father’s office bar?”
    
    L’idea di mettermi in un taxi, in una metropoli asiatica da cinque milioni di abitanti, con i check point della polizia ogni 2 km, per andare ad incontrare una sconosciuta incrociata su tinder 12 ore prima, un po’ mi scocciava, ma tanto nell’ultimo mese e mezzo me ne erano successe di ogni…
    
    “I’m coming. My smartphone is off”
    
    E così, lasciati i miei commensali a finire la millesima birra della serata in una viuzza della chinatown, nel caldo asfissiante che precede la stagione dei monsoni e sfruttando l’ultimo alito di batteria, chiamai un taxi con “grab”.
    
    Tinder, in italia, è un posto strano: o belle addormentate nel bosco alla ricerca di principi azzurri, oppure “wanna be influencer” alla ricerca di follower per i loro profili instagram. E francamente, seppur dall’altro capo del mondo, non sapevo cosa aspettarmi da questa ragazza; le sue connazionali, mi avevano stupito per la loro riservatezza, e qualche expat con cui avevo parlato, mi aveva spiegato che la società impone loro valori molto simili a quelli della morale cattolica. Però ero estremamente curioso: aveva un sorriso che bucava lo schermo, vestiva all’occidentale e dalle poche battute che avevamo scambiato durante la giornata sembrava una donna in gamba; e poi…tutte le donne che avevo incontrato lasciavano intuire, sotto gli abiti tradizionali, un culo da mille e una notte… E una chiacchierata con una persona del posto era proprio quello di cui avevo bisogno per ...
    ... “completare” il mio viaggio-immersione nel paese: volevo farmi raccontare da un millenial cosa volesse dire crescere in un paese con un PIL che avanza a doppia cifra, ma dove la dittatura militare è tosta e presente.
    
    Ma quanta bellezza in più ci dona un sorriso? Faticai a riconoscerla appena entrata nel pub! Dopo una giornata di lavoro, aveva il viso travolto dalla stanchezza; aveva appena finito una riunione con il collettivo femminista, in quanto l’indomani sera avrebbe recitato, in inglese, uno dei “monologhi della vagina”. Mi resi conto immediatamente che avevo a che fare con una donna, giovane, appena ventiquattrenne, ma estremamente emancipata e decisa. Il tempo di un paio di pinte di IPA e qualche marlboro (quanto son belli i pub ove si può fumare dentro?) bastò affinché mi dicesse che lei si definiva Queer, e che si, era su Tinder perché le piaceva il sesso. Una chiacchierata per i viali della città semideserta, condita da risate e resoconti del mio viaggio on the road, fece venire fuori tante affinità, fino ad arrivare a condividere una strana prima volta”: nè io in un mese di zingarate in giro per la nazione, né lei in 24 anni di vita, avevamo mai provato a masticare il “betel nut”. Sconvolto fin dal primo giorno di viaggio da questi uomini che masticavano e sputavano questa poltiglia rossastra, non avevo mai avuto il coraggio di provarla…inutile raccontarvi le risate e le prove necessarie per arrivare a padroneggiare le tecniche di sputo!
    
    Fu lei, dandomi ancora ...
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