1. Il giudizio di paride - 2, il giudizio


    Data: 05/02/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad

    Sulle montagne selvagge della Scizia un pastorello sedeva intanto su uno spuntone di roccia rivestito di morbido muschio, al riparo di una quercia ombrosa, mentre un piccolo gregge di barbute caprette brucava l’erba del piccolo pianoro.
    
    Era nudo il giovane Paride, tranne una lacera tunichetta, che arrivava a malapena a proteggergli l’inguine dalle punture di qualche insetto molesto. Una brezza leggera faceva stormire le foglie degli alberi intorno e gli carezza morbidamente le forme, procurandogli ogni tanto un brivido di voluttuoso piacere.
    
    Nessuno sapeva di chi fosse figlio e a nessuno importava: un pastore raccontava di averlo trovato abbandonato una mattina nel bosco e di averlo portato nella sua capanna, nutrendolo con il latte delle sue capre. E lì Paride era vissuto, crescendo ogni giorno più bello, finché alle soglie dell’adolescenza il pastore se ne era invaghito pazzamente, al punto da infrangere il vincolo parentale, che si era stabilito fra loro, e ne aveva colto con sommo gaudio la verginità. Gaudio, che il fanciullo doveva aver condiviso del pari fin dalla prima volta, bisogna dire, visto che non solo non si era mai sottratto agli amorosi abbracci del pastore, ma spesso era lui stesso a sollecitarli, qualora per qualche motivo l’altro tardasse ad approfittare della sua innocenza.
    
    Poi, sul più bello, il pastore era morto, precipitando in un burrone nel tentativo di recuperare un agnello che stava scivolando giù, e l’adolescente Paride era rimasto da ...
    ... solo con le sue barbute caprette e una gran voglia di cazzo su per il culo.
    
    Quel giorno stava giusto intagliando un ramoscello di quercia nella forma acconcia a dargli un surrogato di piacere, quando sentì un calpestio di passi su per il sentiero e poco dopo tre giovani gli comparvero davanti in tutto il loro splendore. Uno era alquanto bruttino, a dire la verità, ma la vista degli altri due procurò al giovane Paride un brivido pruriginoso, che ebbe le sue ripercussioni fin nel più profondo della sua intimità.
    
    Lo scroto gli si contrasse e il bigolo iniziò a pulsare, tanto che dovette stringere le gambe per dissimulare l’imbarazzo. Mentre li fissava incuriosito, chiedendosi anche se poteva rimediarci qualcosa, il brutto si fece avanti zoppicando. Teneva in mano qualcosa, che sembrava una mela d’oro. “A te il culo non te lo do proprio - pensò Paride fissando il suo corpo deforme, le gambe tozze e pelose, il volto sgraziato e la zazzera fluente fino alle spalle - neanche in cambio di quella cosa lì.” Il tipo gli si fermò davanti.
    
    “Qualcuno ha deciso che tu debba fare da giudice e dare questa a uno di noi tre.”, gli disse con malagrazia, allungandogli la mela d’oro.
    
    Paride la prese con mano esitante e ne fissò stupito la scritta.
    
    “Dice che essa deve appartenere al più gagliardo.”, precisò Efesto, sentendosi umiliato di dover sottostare al giudizio di quel ciuccia capre ignorante.
    
    “So leggere. – fece però Paride, stizzito per l’arroganza di quel brutto arnese – Chi ...
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