1. Il giudizio di paride - 2, il giudizio


    Data: 05/02/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad

    ... siete?”
    
    “Io sono Efesto, il fabbro degli dei, e se la dai a me, ti renderò l’artefice più abile e più perfetto fra tutti gli umani.”, e detto questo, si allontanò zoppicando.
    
    Si fece allora avanti il secondo e Paride si sentì rimescolare tutto, mentre fissava ammaliato quel giovanottone slanciato, che veniva con sicurezza, il volto maschio dalla mascella squadrata, il torace scolpito, le cosce muscolose e possenti come tronchi di quercia: emanava da lui una sensazione di forza e di virilità da togliere il fiato. Ma quello che rese il povero Paride quasi incapace di intendere e di volere fu la vista del bozzolo voluminoso, a stento coperto dal gonnellino succinto.
    
    Giunto da lui, quello gli si piazzò davanti a gambe larghe e Paride ebbe la tentazione di chinarsi e dare una sbirciata lì sotto, ma non ne ebbe né il tempo, né il coraggio, perché:
    
    “Io sono Ares, - cominciò quello con un piglio autoritario che lo rese ancora più imponen-
    
    te – signore della guerra, e se darai a me quella mela, io ti renderò un guerriero invinci-
    
    bile, il più forte fra gli umani.”
    
    Paride chiuse gli occhi con un profondo respiro, inalando a pieni polmoni l’afrore dolciastro di sudore e di sesso che emanava da quel magnifico esemplare. Quando li riaprì, aveva davanti il terzo, che lo fissava con sguardo divertito.
    
    “Un bel fusto, non è vero?”, disse, sedendogli accanto sullo spuntone di roccia.
    
    “Accidenti!”, ansimò Paride.
    
    “Sì, fa questo effetto, lo so.”, aggiunse Apollo ...
    ... con aria complice.
    
    Rimasero un momento in silenzio.
    
    “Sei davvero un bel ragazzo. - osservò inaspettatamente il dio - Non so cosa ti ha promes-
    
    so, ma scommetto che se si fosse lasciato alzare il gonnellino, gliel’avresti concessa all’istante quella mela!”, e si chinò a sbirciare il serpentello dritto e sgocciolante, che Paride teneva stretto fra le cosce.
    
    “Non mi sbagliavo.”, ghignò, lanciandogli uno sguardo di intesa.
    
    Paride arrossì e strinse ancor più le cosce.
    
    “Oh, non vergognartene, non sei l’unico a subire il suo fascino bruto.
    
    Io sono Apollo, il dio solare, mi conosci bene, come io conosco te. Ascolta, amico mio: se tu darai a me quella mela, io darò a te l’uomo più bello fra gli umani. Riflettici.”, e detto questo, si alzò, tornando dai suoi fratelli.
    
    Paride rimase a guardarli. L’artefice più abile… il guerriero più forte… Bof! L’uomo più bello fra gli umani… Senza pensarci oltre, Paride li raggiunse e tese con decisione la mela ad Apollo. Ares scoppiò a ridere:
    
    “Ottima scelta, ragazzo! – ghignò – Qualunque cosa ti abbia promesso, sono certo che ne valga la pena. Senza rancore.”, e datogli una manata sulla spalla, si allontanò, seguendo Efesto che se n’era già andato sbuffando accigliato.
    
    “Quando sarà il momento, - gli disse allora Apollo – farò che sia l’amante più focoso e lascivo di quanti saranno entrati nel tuo letto e tutti li dimenticherai solo per lui.”
    
    Rimasto da solo, Paride tornò a sedersi sul masso muschioso. Si sentiva tutto ...