1. Sverginità: "barbara"


    Data: 10/02/2020, Categorie: Etero Autore: renart

    ... orgoglio.
    
    “So che ti piace fare arrapare gli uomini. Che sei sposata, ma è evidente che tuo marito te lo dà col contagocce. E spesso non godi nemmeno – del resto, il consorte ti entra fra le cosce, si agita un pochetto e ti spruzza sulla pancia il suo brodino, così si addormenta leggero e soddisfatto, mentre tu finisci l’appena iniziato pompandoti la fica con due dita, come un’adolescente, immaginando un cazzo che ti fotta per bene, come meriti”, ghigno godendomi i suoi occhi notturni che si dilatano e la bocca che si apre per effetto di un inorridito stupore, mentre inconsciamente medio e pollice destri molestano nervosamente la fede avvitata all’anulare sinistro.
    
    “Mi piace essere guardata, sì, e allora? È forse una colpa? A tutte le donne piace essere apprezzate, non vedo cosa...”
    
    “Io ho detto un’altra cosa, e cioè che ti piace arrapare gli uomini. È un pelino diverso come discorso, riesci a cogliere la differenza?”, le faccio con una smorfia delle labbra sorniona e spudorata.
    
    “Come fai a dirlo. Il mondo non è fatto esclusivamente di maiali come te, che se ne vanno in giro col cazzo duro a strofinarlo sui culi della gente su un autobus. Sei un pervertito, questo sei. E ti permetti anche di farmi la morale. E perché poi? Perché ho la gonna? Ma da quale epoca vieni, troglodita”, ribatte d’un fiato, colma di foga.
    
    “U-uhm... vedo che ci siamo ringalluzziti. Bene bene, ti preferisco così, nervosa, dura da piegare. O forse perché l’argomento ti stuzzica, eh? Sarò ...
    ... il pervertito che dici, ma intanto sull’autobus hai apprezzato, eccome”.
    
    Arrossisce. Per un attimo si guarda la punta delle scarpe, le unghie curatissime e smaltate di viola pallido, come quelle delle mani. Poi torna a guardarmi, ha trovato l’ispirazione per ribattere. “Cosa vuoi che facessi, non potevo muovermi. L’hai visto no, quanta cazzo di gente c’era sul quel bus”. Il suo volto ha riacquistato progressivamente il giusto decoro e l’altezzosità propria di chi ha consapevolezza di sé e delle armi in serbo per ottenere, alla fine, ciò che vuole, facendo sottilmente passare per un atto di potenza e volontà altrui quello che in effetti è il pieno appagamento dei propri desideri. “E comunque”, aggiunge mostrandomi qualche carta sul tavolo per vedere se abbocco, “non pensavo che avresti avuto le palle di venirmi dentro casa. Non sei certo il primo che me lo fa sentire dietro, approfittando della calca. Ma poi alla fine tutti dimostrano puntualmente quello che sono, ovvero dei vigliacchi frustrati cui la vita non offre altro oramai che yuoporn e qualche strusciatina su un autobus affollato”.
    
    Il cambio di registro e di toni della sua voce, mi spiazza. Non so che risponderle. In effetti, nemmeno io avrei mai pensato di vivere una situazione come questa, figuriamoci. Ma tocca a me rispondere, non posso starmene lì imbambolato ad annaspare nell’indecisione, previa lo sprofondare a zero di quell’autorità connessa al ruolo che sto recitando, quindi butto là la prima cosa che mi ...
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