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Giochi di ruolo
Data: 27/02/2020, Categorie: Etero Autore: Deb
... verificarlo: qui in Olanda i ragazzi sono tutti esageratamente alti. Mi ha scopata (o ha scopato Anneliese, non importa) nella palestra dove lavora, un paio d'ore dopo che ci eravamo conosciuti al bar. E' stato bello, talmente bello che io volevo rivederlo il giorno successivo, ma pioveva e lui probabilmente aveva appuntamento con un'altra sgualdrina che pendeva dalle sue labbra. Non come me probabilmente, visto che ho fatto l'oca via messaggio finché non mi ha dato appuntamento: "Alle 22 al bar dove ci siamo conosciuti". Ho risposto cose che solo una perfetta cretina scriverebbe. "ho già voglia di te". "Non vedo l'ora di assaporare un tuo bacio". "Mi piace quando le tue braccia forti mi tengono ferma" e cazzate così. Alex visualizza la foto ma non risponde. Non ho tempo per pensarci perché devo scendere e far mente locale su come arrivare al bar senza perdermi nelle stradine tutte uguali di questa meravigliosa cittadina. Mi alzo lisciando la gonna, a dei ragazzini che erano in un'altra fila cadono mandibola, lingua e occhi. Fossi Deb direi loro: "Li ritrovate all'ufficio oggetti smarriti, forse". Siccome oggi sono Anneliese, chiedo permesso con un risolino da oca: chissà a chi penseranno quando si masturberanno stasera.���Scendo dal treno e me la risistemo, stavolta tirandola un po' verso il basso. Anche nella civilissima Olanda, le stazioni e i suoi esterni sono popolate da sbandati. ...
... "Lekker Kontje" li chiamiamo, significa letteralmente "bel culetto", perché loro, in genere turchi, magrebini o italiani, lo "sussurrano" ad alta voce a ogni donna che passa, accompagnato da un fischio. Non sono femminista, ma a me dà più fastidio che piacere, sarà una questione culturale. Passo l'enorme parcheggio delle bici, e mi infilo nella via che passa verso il centro. Passato Kruisbrug, cominciano i bar un po' più raccomandabili e posso smettere di aggiustarmi la minigonna ogni dieci passi; sono in anticipo, o meglio, sono in anticipo sul tatticissimo ritardo che ho di solito. Così mi siedo ai tavolini di un bar in una via che porta verso Smedestraat e il Grande Mercato. Ordino una coca zero e mi accendo una sigaretta, penso sia addirittura tipo solo la seconda della giornata. Scrivo ad Alex, sforzandomi neppure troppo di essere "la nuova me". "Sono quasi arrivata" e ci aggiungo due righe di emoji che a un adulto dotato di cervello sarebbero forse incomprensibili. Mentre offro generosamente ai turisti tedeschi cinquantenni una visione delle mie gambe che cambiano l'accavallamento (sentendo un "bella vista ad Haarlem" sussurrato in tedesco mentre tracannano un sorso di una birra che a occhio non deve essere la prima della serata), mi vibra l'Iphone. Non è Alex. E' una mail. E' il cinquantenne italiano che mi scrive. "Buona serata troietta. Però io fossi in te mi presenterei senza mutandine".�