1. Judy


    Data: 09/03/2020, Categorie: Etero Autore: mudcrawler6

    Le luci si accendono, il ronzio degli amplificatori cala lentamente, mi alzo dal seggiolino e raggiungo gli altri sul fronte del palco, inchino, saluti e via, un’altra serata è andata. Tutto sommato una buona serata, dopo due settimane di concerti in fila ormai il gruppo funziona.
    
    Scendo dal palco e vado con gli altri verso il camerino, entriamo e per almeno 5 minuti nessuno apre bocca, il silenzio ci culla lontano dal macello che stavamo facendo neanche 10 minuti fa. Poi si decide di andare al bar a bere qualcosa, conoscere gente, fare cose, non ne ho nessuna voglia stasera, auguro una buona bevuta e mi sdraio sul divano, prendo il mio lettore mp3 e faccio partire l’unica canzone che si possa ascoltare dopo un concerto: “Rain Song” dei Led Zeppelin. Mi perdo fra le corde di Jimmy Page, lascio che la voce di Plant mi porti via lontano; quando finisce penso che vorrei fosse durata almeno tre ore, cerco qualcos’altro da ascoltare e decido per “Another Stoney Evening” di Crosby & Nash. Passano tre canzoni e sono completamente rapito dalle armonie delle voci, sono in un mondo decisamente più bello del triste camerino che mi sta attorno quando qualcosa mi tocca un braccio, apro gli occhi e vedo una ragazza sorridente che sta in piedi di fianco a me. Penso che è bello avere fan che ti comprano i dischi e vengono ai concerti, non è altrettanto bello quando diventano invadenti.
    
    “Ciao, gli altri del tuo gruppo mi hanno detto che ti avrei trovato qui e non avrei ...
    ... disturbato.
    
    Stronzi.
    
    -Ma sì, figurati, stavo solo riposando un attimo.
    
    “Complimenti per il concerto, blablabla, blabla, bla? Bla! Blablablabla, blabla, blablablablala autografo?”
    
    -Grazie, certo, blablabla.
    
    “Mi chiamo Judy.”
    
    -E hai gli occhi blu.
    
    “Mio papà ci sperava, dice sempre che se li avessi avuti verdi avrebbe dovuto scrivere una “Judy Green Eyes”
    
    -Stringigli la mano da parte mia.
    
    “Posso stare un po’ qui con te?”
    
    Ma veramente…
    
    -Sì certo.
    
    Si siede sul divano e inizia a parlare, è un po’ nervosa, muove continuamente le gambe e cambia spesso posizione.
    
    “Mi è sempre piaciuta la batteria, è lo strumento più fisico di tutti, si suda per suonarla.”
    
    -Si suda di più per i riflettori, fidati. Non posso negare però che sia un bello sfogo.
    
    “Si vede quando suoni, posso dire che lo trovo eccitante?”
    
    -Ah sì? Come mai?
    
    “Perché ti muovi a ritmo, sudi e metti in movimento le persone, poi ti si vede la passione in faccia, sei concentratissimo.
    
    Sarà che poco fa ero nel mio mondo dei sogni ma la situazione ha del surreale, sento che vorrei baciarla adesso anche se la conosco da neanche 5 minuti. C’è anche una parte di me però che vorrebbe tornare a sonnecchiare sul divano in pace.
    
    Sorrido, mi dico ‘chiudi alla svelta, fai finta di non stare bene, mandala via in qualche modo’, nel frattempo l’ho presa dal fianco e la sto già baciando, non un bacio romantico ma uno di quelli con un sacco di lingua: appena le labbra si sono sfiorate sembra che abbia perso ...
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