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Sola col capo
Data: 16/03/2020, Categorie: Dominazione / BDSM Autore: Molly B
... entrambi fuori controllo. "Se non sei in grado di capire cosa succede nel tuo ufficio la colpa è TUA!" È un attimo. Mi afferra per i capelli, mi costringe verso di lui, e mi bacia. Furioso, possessivo. Dopo un attimo di smarrimento cerco di divincolarmi, sconcertata, ma non molla la presa. "Se non sai comportarti, è colpa tua. Ora rimedieremo". Si dirige verso la porta dell'ufficio. La chiude a chiave. "Come rimedieremo? Che hai in mente?" urlo ancora, mentre si avvicina nuovamente a me. Indietreggio, fino a battere con la schiena contro la parete immacolata dell'ufficio. In trappola. "Guarda che urlo!" minaccio. Parole vuote... sorride. In ufficio non c'è più nessuno. Ci mette un attimo ad afferrarmi i polsi, e tenerli fermi sopra la mia testa con una sola delle sue mani. È più alto e più forte di me. Cerco di liberarmi ma niente. Allora provo con le gambe, in un vago tentativo di colpirlo, ma lui mi si butta addosso. Il suo peso mi inchioda al muro. Tra la rabbia e la frustrazione, avvampo. "È il momento di ascoltare le tue voglie. E per una buona causa: ci tieni a non perdere il posto..." Mi stordisce trovarmelo di colpo contro di me, dopo averlo tanto desiderato. Ma mi ha fatto pagare a caro prezzo la mia ritrosia, trasformando il nostro bel affiatamento in un gelido rapporto lavorativo, preferendo Coso in modo sfacciato, trattandomi da misera segretariuccia buona solo a portargli il caffè. Non voglio dargli la soddisfazione di cedere immediatamente. Con una mano mi ...
... apre la camicetta, facendo saltare diversi bottoni. No, no, no, troppo veloce! Mi divincolo, cerco di liberarmi. Inutile. Cerca il gancio del reggiseno alle mie spalle e provo a morderlo, ma intuisce le mie intenzioni e mi serra una mano sulla gola. Desisto. Sposta le coppe verso l’alto, rabbioso. Con la mano sinistra mi tiene sempre fermi i polsi, in alto, mentre con la destra mi agguanta prima uno e poi l’altro seno. Lo guardo con gli occhi sgranati, mentre li stringe fino a farmi male. Afferra uno dei capezzoli e lo torce tirandolo verso l’alto. Cerco di restare impassibile, gli occhi piantati nei suoi a sfidarlo, ma l’istinto vince e reclino la testa all’indietro in un lungo gemito. Dolore! “Sì… ero certo che non volessi essere trattata come un verginella”. Dolore, ma non solo... Lo rifà, fino ad essere soddisfatto dei miei mugolii. La sua mano scende, arriva ai pantaloni in tessuto. Lo sento aprirne il bottone. Quando abbassa la cerniera, provo ancora a ribellarmi. Ma non ci credo nemmeno io. “Piantala!” mi urla. Sussulto, e lui ne approfitta per sfilarmi pantaloni e perizoma in un attimo. Si accasciano a terra, alle mie caviglie. Si struscia su di me con fare morboso. Oddio. Sono mezza nuda davanti a lui, sento il suo cazzo premere sotto la leggera stoffa del suo completo primaverile. Percepisco il suo profumo. Mi fissa con quegli occhi glaciali… mi ci perdo… la sua rabbia cala appena… si perde un poco anche lui… “Bene, stai capendo come farmi dimenticare il tuo tremendo ...