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Monica
Data: 27/03/2020, Categorie: Etero Autore: seinove_69
“Ciao! Sei a casa oggi pomeriggio? Devo passare un attimo per dirti alcune cose sul viaggio della prossima settimana!” “Si, ci sono! Passa quando vuoi!” Mi aveva chiamato Monica, la mia amica di sempre. Ci conoscevamo dai tempo del liceo. Avevamo fatto insieme l’Università laureandoci a pieni voti in Giurisprudenza e poi avevamo fatto pratica insieme nello studio dello zio. Ben presto, però ci accorgemmo che la vita dei tribunali e delle cause non era fatta per noi e così, dopo tanto cercare, avevamo trovato lavoro per una grossa azienda internazionale che si occupava di operazioni finanziarie. Il nostro compito era quello di organizzare e seguire le transazioni fino al buon fine dell’operazione. Capitava spesso che dovevamo andare all’estero per seguire le cose direttamente sul posto. La settimana successiva sarei dovuto andare in Austria per seguire una di queste operazioni che sembrava molto difficile da portare a compimento. All’interno della società Monica aveva fatto carriera. Era più spigliata di me e sapeva come mettersi in mostra. Io ero sempre stato un gregario però lavorare per lei non mi pesava anzi, visto il nostro rapporto molto confidenziale, era anche piacevole. Monica era una bella ragazza. Non molto alta, scura di capelli e con la carnagione un po’ olivastra, aveva un seno molto pronunciato che sul suo corpo magro e tonico (andava in palestra regolarmente quattro volte a settimana) spiccava in maniera prepotente. Anche il suo lato B non era ...
... niente male e molte volte avevo sorpreso lo sguardo dei colleghi di lavoro su quel particolare anatomico molto ben fatto. Devo dire che anche in me Monica suscitava pensieri a volte lussuriosi ma tra di noi non c’era mai stato niente da quel punto di vista. Solo una volta ci eravamo baciati per poi scoppiare a ridere di noi e di quella situazione imbarazzante che si era venuta a creare. Verso le cinque del pomeriggio suonò il campanello. Aprii la porta di casa e Monica entrò con la sua valigetta che portava sempre quando era al lavoro. Non aveva però il suo solito abbigliamento da ufficio. Indossava un paio di jeans attillati e una maglietta bianca che metteva in evidenza, se ce ne fosse stato bisogno, il suo seno prorompente. Si diresse verso il divano e mi disse “Dammi un bicchiere d’acqua che ho una sete da cammello!” Le portai l’acqua che bevve avidamente e subito dopo passò a spiegarmi i dettagli dell’operazione austriaca che avrei dovuto affrontare la settimana successiva. Dopo circa mezz’ora, chiariti tutti i dubbi e le perplessità, finimmo di parlare di lavoro e le chiesi se volesse qualcos’altro da bere. Le stavolta optò per un succo di frutta mentre io mi versai uno Spritz. Eravamo seduti sul divano che parlavamo quando i nostri discorsi virarono sui tempi dell’università e su quella volta che ci eravamo baciati. “Sai che non l’ho mai dimenticato?” mi disse mentre mi guardava con occhi sorridenti. Poi aggiunse “E tu?” “Beh! Anch’io ci ho pensato molte ...