1. Alice nel paese delle meraviglie


    Data: 28/03/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: chupar

    Lo so, non avrei dovuto farlo, ma dopo quella festa Alfredo era tremendamente sexy.
    
    Etero fino al midollo, me l’ero guardato per tutta la serata mentre continuava a tracannare birra, tastando pure le porte e solo perché di genere femminile. Il cazzo gli penzolava nei pantaloni della tuta e lui con disinvoltura continuava a tastarselo per tenerlo barzotto, o giovava con i coglioni, facendolo ballonzolare.
    
    Tutte dicevano di lui che era un tipo inaffidabile, che dopo una botta le mollava, sputtanandole con gli amici, che ragionava con il cazzo e si faceva guidare dai coglioni. Non solo era un gran bel pezzo di maschio, quindi, ma quelle descrizioni lo dipingevano come lo “stronzo” ideale a cui avrei dato tutto senza pensarci molto. Non avevo però voglia di espormi tanto. Avevo fatto fatica a trattenermi fino ad allora nel non tuffarmi sul cazzo di un paio della comitiva durante gli allenamenti e non volevo sputtanarmi proprio durante quella festa di fine campionato.
    
    Una fighetta, una certa Alice - mi pare - gli diede picche, l’ennesima, anche perché era talmente fatto che sarebbe riuscito a malapena a centrare una figa e a spingerlo dentro.
    
    La casa si svuotò e io mi offrii di accompagnarlo al piano di sopra, a letto. I ragazzi mi ringraziarono, dicendo che intanto avrebbero pensato loro a pulire quella latrina che avevamo lasciato in salotto tra bicchieri, bottiglie vuote e resti di patatine.
    
    Alfredo era pesante, muscoloso, e facevo fatica a tirarmelo dietro. Gli ...
    ... chiesi di stringersi a me e lui, più o meno mi capì, ma si poggiò alla cinta dei miei pantaloni, lasciando che scivolassero un po’ in basso e mostrando l’attaccatura del mio culo.
    
    - “Hai un culo da femmina!” - mi disse ridendo - “Me lo fai fare?”
    
    Risposi, scherzando: “Certo, appena arriviamo in camera!”
    
    D’istinto gli guardai il pacco e notai che nella tuta che indossava il bozzo del cazzo cominciò ad ingrossarsi e a premere, ma pensai fossero i fumi dell’alcool.
    
    Lo buttai di peso sul letto e lui non fece un granché di resistenza. Restò a braccia e gambe aperte, mostrando la muscolatura che tendeva la canotta elastica, i capezzoli turgidi, peli ascellari e pettorali.
    
    Non resistetti. Il suo respiro era pesante, da sonno e da ubriacatura. Cominciai ad accarezzarlo, giurando a me stesso ce mi sarei limitato a quello.
    
    Quanto era bello così indifeso eppure così maschio, con la barba di un paio di giorni e con il cazzo rigonfio che ormai gli arrivava quasi al fianco destro.
    
    Mi inumidii le dita e giocai con i capezzoli, temendo una reazione che, però, non ci fu.
    
    Andai oltre e gli carezzai l’uccello, ma senza spostare la tuta. Cominciai a segarlo più per la pressione della stoffa che per altro. Il cazzo sussultava, sempre più grosso, sempre più duro.
    
    Una macchiolina di presperma bagnò il tessuto della divisa sportiva, tanto che decisi di fermarmi. Ma Alfredo, nel dormiveglia, mi prese la mano e se la poggiò sull’uccello, chiamandomi con il nome dell’ultima ...
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