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Tre compleanni - prologo
Data: 08/04/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: Maschio-Hot
Primo maggio, mancano due mesi al mio quarantesimo compleanno. Che strana luce c’è oggi davanti a questo specchio del bagno, mi sento bene, anche se non ho più ventanni e il volto sembra appesantito dalla notte. Vedo davanti a me ancora un maschio energico e virile, definito da una muscolatura vigorosa, le dita scivolano attraverso la peluria castana sul petto, disegnando più giù l’ombelico, fino ad entrare, premendo sul pube, oltre l’elastico degli slip bianchi, oltre gli irsuti peli fino ad accarezzare il suo membro riavutosi da quell’auto-erotismo mattutino. Quando mi sono separato… sono quattro anni, inutile continuare quella vita, ho deciso per una sessualità tutta al maschile, fatta di mille facce… quella tenera che assomiglia a quella muliebre, e quella brutale e selvaggia di alcuni luoghi; in mezzo le sfumatura dei tanti amanti che non si sono mai fermati più di una notte. Era iniziato tutto in una hall di un albergo di Milano. Ero seduto a leggere il giornale prima di ripartire per la sessione pomeridiana in azienda. Due bambini erano entrati chiassosamente nello spazio terso e chiaro, roteando l’enorme porta d’ingresso, seguiti da un ticchettio fitto e ciclamino proveniente dalle decoltè di una donna minuta e lesta che li inseguiva e li chiamava per nome. Ero tornato sul mio giornale, quando erano oramai giunti alla reception e avevo pensato dentro di me che tipo di uomo fosse stato il marito che stranamente non era presente. Era entrato poco dopo, alto oltre ...
... i due metri, un robusto anche se agile portamento evidenziato da un pantalone scozzese e un candido collo alto di lana su cui poggiava una vivida barba rossa a punta, non troppo curata che contrastava con l’incarnato opalescente del viso sovrastato da un taglio netto sulla fronte di corti capelli di un ginger più scuro. Si era fermato, osservando intorno svagato, finché non aveva incrociato il mio sguardo che era rimasto immobile, pieno di interesse a scrutare quello che per la prima volta avevo riconosciuto come un uomo da possedere. Ricordavo perfettamente ciò che stava accadendo: ero ammirato da quel maschio, come fosse una visione sacralizzata e nel contempo ne ero fortemente attratto, calamitato come la mia erezione stava a testimoniare. Lui si era accorto che nulla mi interessava più che scoparlo. Completato il check-in, si erano mossi per raggiungere l’ascensore, sarei salito anch’io con loro. Scattai e a grosse falcate mi infilai dentro, subito dopo il loro ingresso. I bambini erano attratti dal quadro del pulsanti, così mi spostai spalle alla parete frontale. Lui mi era davanti. Le mani erano dietro la schiena: una serrava il polso mentre l’altra faceva penzolare una borsa porta pc. Vedevo il suo pollice che aveva iniziato a ruotare disegnando cerchi nell’aria. Era all’altezza giusta, mi ero avvicinato, poi fu lui ad arretrare, mi aveva sfiorato la patta, pulsandone la consistenza e iniziando a disegnare la forma del mio uccello che premeva sulla stoffa. Settimo ...