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Esci? Vengo fuori anche io!
Data: 24/04/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: Simone Turner
... soppesando con cura le parole. Non volevo certo dire che l’avevo fatto con una ragazza, a dire il vero a un’eventualità del genere non ci volevo nemmeno pensare. Ma allo stesso tempo potevo comunque insinuare in lui il dubbio. «Colpito!» Disse, e mi rivolse un altro dei suoi incantevoli sorrisi. Poi sembrò soffermarsi a pensare e fu solo dopo qualche istante che aggiunse: «Ti andrebbe di farlo... con me?» «Cosa?» A questo punto ero quasi certo che si trattasse di un’atra fantasia ad occhi aperti, mi trattenni a stento dal darmi un pizzicotto sul braccio. Invece era tutto vero, mi aveva appena chiesto se mi andasse di fare sesso con lui. Con lui! «Ti va di fare sesso?» Ripeté. «Adesso?» Mi sorrise apertamente. «Beh, no. Non proprio adesso. Probabilmente daremmo un bello spettacolo, ma forse, almeno per la prima volta, sai, pensavo ad un posto più… intimo.» Disse guardandosi intorno. «Oh… Certo, hai ragione.» Ero quasi deluso, ma presto tornai padrone di me stesso e mi grattai la nuca con una mano sorridendo a mia volta, un po’ in imbarazzo. «Ti va una cena, stasera? Ti piace il sushi? Poi possiamo andare da me, i miei sono fuori dal paese per un convegno, staranno via due settimane. Ma se non ti va possiamo andare al cinema, horror? Fantascienza...?» «Mi piace il sushi.» Dissi interrompendolo e permettendogli respirare. Mi fissò per un attimo poi sorrise. «Perfetto,» disse e senza aggiungere altro recuperò la scatola con gli esperimenti dallo scafale in fondo al ...
... laboratorio. Il resto della giornata a scuola passò come avvolto nella nebbia, non riuscii più a concentrarmi su nulla. Durante l’ora di educazione fisica mi presi due pallonate sulla testa e alla fine il prof fu costretto a mettermi a bordo campo per limitare i danni. L’unica cosa sentii chiaramente fu la campana all’uscita. A casa ero solo, i miei sarebbero tornati tardi da lavoro e lasciai loro un bigliettino sul frigo dicendo che probabilmente avrei dormito da un amico. Impiegai due ore a prepararmi, una solo per scegliere fra slip e boxer. Suonò il campanello proprio mentre finivo di mettermi il gel sui capelli. Eravamo sul sedile di dietro di un taxi diretto a casa sua, dopo la cena. Era stata una bellissima serata e stargli così vicino in quello spazio ristretto mi faceva letteralmente perdere la testa. Mi voltai verso di lui e mi accorsi che mi fissava. Aveva nuovamente il fuoco negli occhi, ma questa volta non ardevano di rabbia. Riuscivo a scorgere il riflesso dei miei stessi occhi nei suoi, eravamo come incatenati, incapaci di spezzare il legame creatosi fra noi. Piano iniziai ad avvicinare il mio viso al suo. Simone dischiuse appena le labbra, invitandomi, e allora persi ogni freno e poggiai le mie labbra frementi sulle sue, sode e calde. Fu fantastico, come lo scoppio improvviso di un fuoco d’artificio, le nostre lingue si sfiorarono appena e poi si intrecciarono in un vortice. Ero fuori di me, mi sembrava di fluttuare. Il tassista si schiari rumorosamente la gola, ...