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Il rivale I parte
Data: 03/05/2020, Categorie: Etero Autore: Nadim
Annalisa aveva 39 anni, 8 più di me. Mediterranea nei tratti, generosa nelle forme senza però trascendere nell'opulenza, le linee del viso molto delicate. Ci conoscemmo durante un percorso di riabilitazione fisioterapica. Io cercavo di recuperare i danni ad un braccio causati da una caduta con la moto, lei gli esiti di un tragico incidente. La sua storia era un pugno nello stomaco. Aveva lasciato il paese in cui era nata e cresciuta poco più che maggiorenne per studiare nell'università del capoluogo veneto, a 1000km di distanza da casa. Qui aveva conseguito la laurea in Psicologia, trovato lavoro e conosciuto l'uomo che avrebbe dovuto sposare nell'autunno venturo dopo una lunga convivenza. Il fato aveva però deciso un altro epilogo per la loro storia e lo rivelò proprio la sera in cui avevano comunicato ai loro amici più intimi d'aver fissato la data del matrimonio e li avevano precettati come testimoni di nozze. Nel suo imperscrutabile e beffardo disegno, il destino aveva scelto di far incontrare la traiettoria delle felicità di Annalisa e Giuseppe con quella di un fuoristrada guidato da un ragazzo ubriaco. Giuseppe si spense sul colpo. Lei fu ricondotta dai familiari nel paese natìo per per il tempo della convalescenza. Non fu semplice entrare in confidenza con Annalisa. Solitamente limitava le sue conversazioni alle strette esigenze operative. Passarono diversi giorni prima che capitasse l'occasione per rompere il ghiaccio e questa accadde accanto alla macchinetta del ...
... caffè. Una distrazione fece cadere la sua moneta che rotolò lontano. Ne approfittai per raccoglierla e porgergliela. Mi ringraziò educatamente e per la prima volta mi ritrovai così vicino a lei da poterla guardare negli occhi. Erano neri e profondi, intrisi di una tristezza senza fine. La conversazione fu piuttosto breve e laconica. Quella prima occasione, tuttavia, servì a creare un precedente e pausa dopo pausa riuscii a conquistare la sua fiducia e scavalcare le sue barriere. Il mio ruolo nel consiglio di amministrazione di una piccola cooperativa di servizi alla persona mi consentii di coinvolgerla saltuariamente in qualche progetto educativo. Era una professionista puntigliosa e preparata, si impegnava sempre senza riserve e la possibilità di potersi dedicare alla sua professione la sosteneva e rinforzava nel processo di elaborazione del lutto e di fuga dalla sua personale palude di dolore. Erano passati quasi 7 mesi da quando avevo incontrato Annalisa ed eravamo diventati buoni amici. In quel periodo la stavo aiutando nel trasloco nella casa che era appartenuta ai nonni paterni e che era rimasta disabitata da qualche anno. I suoi genitori l'avevano convinta a non ripartire e lei aveva accettato ponendo la condizione di godere di una sua autonomia abitativa. Trascorrevamo molto tempo insieme e percepivo una sempre più profonda crepa sulla superficie della sua apparente immagine di rassegnata serenità. Realizzai che stavamo attraversando il mese in cui avevano pianificato la ...