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Pomeriggio al sole
Data: 06/05/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad
Ho sempre avuto l’abitudine, nei caldi pomeriggi d’estate, quando il caldo e l’afa rendono l’aria irrespirabile, di andare a prendere il fresco sulle rive di un torrente un po’ fuori città. Ci si arriva abbastanza in fretta, dieci minuti di macchina, più altri dieci di cammino a piedi, ma nonostante questo è un posto alquanto deserto, soprattutto se ci si inoltra per un tratto a monte: qui il relativo isolamento e la presenza complice di alcuni cespugli permettono… oh, non andate a pensare chissà che: semplicemente di togliersi anche il costume, per chi vuole godersi i piaceri della vita naturale. E siccome io sono uno di quelli, è ovvio che ci andavo ogni volta che ne avevo l’opportunità. Del resto, come resistere alla piacevolezza di respirare il fresco pulito di quell’aria, di mettersi nudo al sole e magari di lanciarsi ogni tanto un’occhiata attorno ad ammirare lo splendore di qualche bellezza virile, quando ce n’erano? E così adesso sapete anche questa. Quel giorno ero uscito di casa abbastanza presto, poco dopo mangiato, avevo lasciato la macchina all’ombra di alcuni alberi; poi mi ero fatto la solita scarpinata sotto il sole del primo pomeriggio, pregustando ad ogni passo il momento in cui mi sarei tolto i sandali, la maglietta e soprattutto le mutande. C’era un posto che amavo particolarmente: una piccolissima radura sulla riva del torrente, con della sabbia fine quasi da spiaggia e alcuni cespugli qua e là ad assicurarmi un minimo di riservatezza, caso mai ...
... venisse voglia di farsi una sega… e vabbè, succedeva anche questo. Trovai libero il mio posticino… e anche la zona circostante era deserta; raggiunsi il mio lembo di spiaggetta e fu con vera gioia che mi calai i pantaloncini e le mutande, rabbrividendo all’alito fresco della brezza sui coglioni accaldati. Toltami pure la maglietta, la prima cosa che feci fu di entrare nell’acqua gelida del torren-te: mi accosciai fino a lasciarmi lambire le natiche dalla corrente gorgogliante, come facevo sempre, poi stesi a terra l’asciugamano e mi sdraiai al sole. Rimasi un po’ lì, lasciando andare i pensieri e ogni tanto lanciavo un’occhiata at-torno, se mai comparisse qualche pulzello, ma a parte le lucertole, non si vedeva nessuno. A poco a poco, mi lasciai vincere dalla sonnolenza e credo che mi appisolai. A ri-scuotermi fu un fruscio poco lontano. Sul momento, non misi a fuoco la cosa, poi il fruscio si ripeté, allora sollevai un po’ la testa per guardarmi attorno e al di là di un cespuglio intravidi una figura, tra le foglie e i rametti. Incuriosito, mi sollevai sul gomito e sbirciai più da vicino… Era chiaramente un ragazzo… Doveva essere arrivato mentre dormivo… Strisciai ancora verso il cespuglio, cercando una visuale migliore: era nudo pure lui e sedeva a gambe larghe sulla sponda del torrente, con i piedi nell’acqua… Ma… E fu allora che me ne accorsi: il ragazzo impugnava l’uccello turgido e se lo stava menando lentamente con aria beata! Fissai come ipnotizzato quella ...