1. Lei . .


    Data: 07/05/2020, Categorie: Etero Autore: Joshua83

    Penso di essere una persona fortunata, riuscendo a trasformare un hobby in un lavoro. Da qualche mese ho aperto uno studio fotografico nel centro della città, una zona tranquilla popolata da notai, avvocati e qualche medico. Mi piace, sopratutto per la piazzetta con alberi e panchine dall�altra parte della strada, un ottimo posto per le pause pranzo o per staccare la spina in attesa dei clienti, o della voglia di lavorare.Fin dall�inizio ho deciso di dare al mio studio fotografico una certa personalità, non volendo ritrovarmi a fare solo matrimoni e battesimi, ho quindi puntato fin da subito sulla cura della vetrina.Mi ero deciso di creare una composizione molto particolare e al contempo semplice, in cui gli attori fossero solamente il bianco, il nero, il rosso, il giallo e il blu. Ogni settimana avrei cambiato una foto e ogni settimana avrebbe avuto lo scopo di trovare la foto per la settimana successiva, questo era il mio biglietto da visita e in un certo modo il mio impegno verso l�arte.L�interno &egrave studiato in modo d�avere due zone d�esposizione ai lati, la parte destra con parquet in rovere chiaro e pareti in ocra, mentre la parte sinistra rovere scuro con le pareti in terra di Siena bruciata. Sul lato chiaro espongo scatti di paesaggi, matrimoni o feste. Sul lato scuro cerco di scuotere il comune senso del pudore, anche se &egrave sempre più difficile, mostrando un nudo di donna composto da scatti di soggetti diversi. Rubo ad ogni modella un particolare, creando ...
    ... un�armonia unica nelle forme, in mutazione come le donne e la mia fantasia. Metto in bella mostra il mio amore per il corpo femminile e la mia perversione.I primi giorni diverse persone si fermarono a guardare la vetrina, vuoi la novità, vuoi perch&egrave forse le foto erano di loro gusto, ma diverse persone si fermavano a guardare il mio lavoro. Ero molto soddisfatto di questo primo risultato, poi il confronto con le persone che entravano e chiedevano, s�informavano, si coinvolgevano da soli nelle mie foto. E chi ha il coraggio di chiamarlo lavoro questo?Lei fu una delle prime ad entrare, all�inizio quasi intimorita, dava uno sguardo veloce ed usciva. Non si fermava mai molto, ma la vedevo spesso passare davanti al negozio, fiera sui suoi tacchi e le gambe slanciate, il suo sguardo furbo si posava solo per un istante sulle foto finch&egrave non vide che ogni tanto qualcosa cambiava e mi regalava il piacere di guardare quel capolavoro intento a cercare il particolare che era cambiato.Durante la settimana era sempre col tacco, ogni tanto pantaloni, ma il più delle volte gonne o vestiti. Mai niente di volgare, ma mai banale. La gonna era sempre quella virgola più corta, mostrando la tonicità delle gambe ad ogni falcata. Raramente l�ho vista con le calze, più di frequente con le parigine. Mai magliette, ma sempre camicette che le permettevano di giocare con la trasparenza, il bottone slacciato, la vaporosità. Ogni tanto una giacca, talvolta come unico indumento a mio avviso, o un ...
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