1. Viaggio in autobus


    Data: 02/06/2020, Categorie: Etero Autore: oruam

    Stazione Tiburtina, una sera di luglio. Fa caldo. Mi fermo a osservare la gente che passa pensando ai viaggi di ciascuno, tutti uniti ora in quel molo ad attendere la propria "nave".
    
    I pensieri si rincorrono quando a un tratto una donna bionda, curata nell'aspetto attira la mia attenzione.
    
    Lei, sinuosa nei suoi movimenti, non passa inosservata. Quasi è estranea a quel posto.
    
    Parla al telefono e muove le mani. Con discrezione la guardo e credo non accorgersene.
    
    Si pone dinanzi a me col suo cellulare e il suo profumo mi assale. Per un attimo ho di fronte il suo culo e inizio a fare pensieri, fino ad allora distanti. Dal riflesso di una vetrina noto che mi guarda e dunque mi giro ma lei continua a guardare rimanendo concentrata nel dialogo con un uomo, forse il suo uomo dal tono confidenziale.
    
    La sua mano ora entra nella camicetta con la scollatura aperta e ora scivola sul culo.
    
    Alcuni psicologi si divertono a ravvisare segnali sessuali... Sorrido.
    
    Il gioco è terminato essendo arrivato il pullman che mi riporterà verso la meta.
    
    Salgo e mi sistemo al posto indicato sul titolo di viaggio. Accendo il mio iPad e apro un libro per rileggere i miei appunti. Scorrono saluti e accenti calorosi profumati di case familiari, di ritorni, di paesi lasciati tra lacrime e nostalgia.
    
    «Le chiedo scusa, mi dispiace stravolgere il suo ufficio ma dovrei raggiungere il mio posto. Quello è il 35 giusto?» una voce dolce e morbida mi distoglie dalle mie faccende.
    
    Alzo gli ...
    ... occhi ed è lei, la donna del telefono. «Ma certo, si figuri» impostai la mia voce e le sorrisi facendole prontamente spazio. Inarca la schiena per scavalcare il poggiamano e accentua le sue curve definite dal jeans bianco attillato complice del mio sguardo sul suo culo.
    
    Lei riprende il telefono che vibra e accenna a un sorriso come di scusa. Le sorrido e riprendo le mie attività. Le sue mani affusolate accarezzano come prima il petto e poi le cosce. Sbircio di lato perché adoro vedere le cosce distese con grazia.
    
    L'autobus parte. È buio ormai. Si accendono le luci di servizio e non voglio disturbarla accendendo la luce per la lettura, avendo visto che ha chiuso gli occhi. Ho voglia di una caramella alla frutta e la offro anche a lei, alla donna bionda. La accetta con un sorriso per tornare al suo silenzio e al buio degli occhi chiusi.
    
    Siamo gli ultimi nei posti al centro dell'autobus ma nessuno dei due chiede di spostarsi laddove non c'è passeggero di fianco. L'avremmo potuto fare col consenso dell'autista.
    
    Lei continua ad accarezzare la sua coscia e io guardo la sua mano. Mi sto eccitando perché il pensiero di accarezzarla, lei, sconosciuta, mi eccita da impazzire e penso che ne abbia voglia. Il mio cazzo inizia a gonfiarsi e lo sfioro piano piano perché vorrei che mi vedesse. Ecco, apre gli occhi e nota la mia mano che disegna l'asta quasi turgida. La spio e la scorgo guardare la scena. Credo che le piaccia. Non fermo la mano e le dita accarezzano la cappella. ...
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