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Mohammed (seconda parte)
Data: 28/06/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: chupar
... un iniziale dolore, con il viso contratto, sentii la capocchia attraversarmi. Emisi un lamento quando la parte più sporgente entrò, tanto che quello mi tappò la bocca con una mano. Mohammed non si fermò lì. Lo sfilò quasi completamente, lasciando solo la cappella come avamposto, e poi l’affondò completamente, infilzandomi. Quindi iniziò a scoparmi ma, a un tratto, lo tirò fuori per ammirare il buchetto che si richiudeva. Girai la testa, ma prima che potessi dire qualcosa, quello lo infilò nuovamente, questa volta senza troppa dolcezza. Allontanatosi un attimo, si diresse verso una dispensa e ricomparve con un barattolo di crema. Ne assaggiò un po’, inzuppandoci dentro due dita, poi tirandomi di nuovo su la gonna, mi fece sdraiare sul tavolo con il culo all’insù. Godendo di quella visuale, mi versò la crema tra le natiche, finché non aveva iniziato a raccoglierla con la lingua. Si era allontanò nuovamente, ritornando con un grosso cetriolo. Appoggiandolo, iniziò a forzare, anche se le mie intimità non facevano alcuna difficoltà ad accogliere il nuovo venuto. Gettato l’ortaggio, mi posizionò nuovamente il suo serramanico tra le chiappe, risbattendolo violentemente dentro. Mohammed ormai sembrava impazzito: mentre mi cavalcava, m’inflisse sonore sculacciate sulle chiappe sempre più arrossate. Era dominante, sporco. Fissando tra le sue gambe divaricate i polpacci pelosi dell’uomo e i suoi pantaloni calati sulle scarpe sporche, infine, avvertii un conclusivo ...
... vigoroso affondo. Nutrendo il mio sfintere anale, mi scaricò dentro le sue bordate di liquido seminale. Quindi, lo tirò fuori, ammirando con soddisfazione la voragine da lui creata e, ingordo, lo spinse ancora tre o quattro volte, raccogliendo il suo seme. All’improvviso la porta si spalancò. Senza neanche guardare chi fosse, cercai di coprirmi rapidamente e provai a scappare, ma le mutande calate non erano d’aiuto. Con un’espressione beata il marocchino, rimettendosi l’arnese nei pantaloni: “Lui è Abdelaziz, il cuoco, marito della mia cugina di terzo grado.” Era un colosso scuro sulla quarantina. La barba incolta e brizzolata enfatizzava l’espressione del viso un po’ cattiva. Mohammed, guardandomi: “Alors?” - “Allora… cosa?” - “Puoi fare con lui anche!?” Poi, palpando il pacco dell’altro, che cadeva pesante nei larghi pantaloni di una tuta, aggiunse ridendo: “Tanto ti piace questo, no?” L’uomo aveva dato a Mohammed alcune dosi di cocaina per uso personale, prendendo con l’altra mano un condom. Quello, insoddisfatto: “Ehi…seulement? Tu n'as qu'à remplir le cul…” Abdelaziz gli disse che non era la questione di dovermi solo riempire il culo ma che gli stava offrendo solo uno zamel, un omosessuale sverginato e riempito e che non valevo di più. Mohammed, bloccato con la mano sullo stipite, mi disse: “Vado a fumare, ragazzo. Fai il bravo.” Abdelaziz chiuse la porta con due mandate. M’inginocchiai davanti a lui, gli abbassai i boxer e presi il suo cazzo in ...