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Alice (parte 4)
Data: 28/06/2020, Categorie: pulp, Autore: Dick1990
La stanza fu invasa dal rumore dei passi. Avvertii che la porta veniva richiusa mentre, da sotto la stoffa del cappuccio, percepivo distintamente la luce delle torce. Venni sollevata e fatta stendere prona sul lettino. Sentii un laccio stringermi un braccio e quindi la punta dell'ago precedere l'iniezione del liquido nella vene. Sebbene non opponessi alcuna resistenza, le mani mi tenevano premuta con forza contro il lettino. Dopo qualche secondo il mio corpo cominciò ad essere scosso da tremiti e sussulti che, in mancanza di quell'accorgimento, sicuramente mi avrebbero fatto cadere a terra. Sentii la fronte imperlarsi di sudore e cominciai a vedere lampi colorati lacerare l'oscurità. Fui assalita da una paura folle. Per alcuni lunghissimi istanti pensai di morire. Quindi persi conoscenza. Al risveglio ero all'aperto, o almeno questo suggeriva il freddo intenso che sentivo sulla pelle. Ero in ginocchio, il busto piegato in avanti e poggiato su qualcosa di duro e freddo che immaginai essere una roccia. Le caviglie e le gambe erano legate insieme mentre i polsi erano uniti dietro la schiena. La testa era poggiata di lato e il muschio mi impediva di respirare. Tutto intorno a me girava vorticosamente, anche fossi stata libera non sarei riuscita a tenermi in piedi. Il silenzio era rotto dal mormorio di una folla che non vedevo e dal crepitio di un fuoco che non mi scaldava. Cercai di parlare ma non emisi alcun suono. Il terrore mi paralizzava, e di tanto in tanto, un brivido mi ...
... scuoteva. Non capivo cosa stessero dicendo, sembravano ripetere tutti insieme delle frasi in una lingua sconosciuta. Ad un certo punto sentii una voce femminile coprire tutte le altre e quindi udii un grido inumano. Piangevo disperatamente. La parte del mio cervello che ancora riusciva a formulare dei pensieri mi suggeriva che di lì a poco sarei stata sacrificata come la bestia che mi aveva preceduto. Mentre attendevo un fendente che ponesse fine a quell'agonia, un liquido caldo, denso, mi bagnò la schiena. Il sangue dell'animale colava su di me e scendeva lungo il mio corpo. Una parte arrivò sulla mia faccia e scese verso le labbra. Istintivamente ne saggiai il sapore e provai un piacere infinito. Il dolce nella mia bocca e il tepore sulla pelle mi calmarono. Una pace innaturale si impadronì di me, una quiete che rapidamente si trasformò in euforia ed eccitazione. Avvertii il mio sesso aprirsi di desiderio. Come mi accadeva ormai tutte le notti, sentii il bisogno di provare piacere. Non dovetti attendere molto. Un coltello tagliò di netto le corde che serravano i miei polsi e poi liberò le gambe. Venni nuovamente sollevata e fatta sedere su un piano. Scesi sulla schiena lasciando le gambe libere nel vuoto. Mi fu tolto il cappuccio. Girai la testa prima da un lato e poi dall'altro ma i miei occhi, ormai abituati alle tenebre, non riuscivano a distinguere le forme che mi circondavano. Ai miei lati si accalcavano numerose persone con in mano delle fiaccole. L'intensità delle ...