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Alice (parte 4)
Data: 28/06/2020, Categorie: pulp, Autore: Dick1990
... fiamme rendeva i volti invisibili. Puntellandomi con i gomiti sollevai il collo per guardare davanti a me e quello che vidi mi fermò il respiro. Un essere enorme, di cui riuscivo a distinguere solo i contorni, mi fissava. Aveva un aspetto bestiale, e nonostante si reggesse su due gambe aveva tratti non umani. I suoi occhi brillavano nel buio e avevano lo stesso colore del sangue. Doveva essere alto più di due metri. Possenti muscoli disegnavano il tronco e le zampe. In mezzo a queste, puntato oscenamente verso l'alto, si ergeva un membro di dimensioni abnormi. Mantenendo la testa sollevata per poter vedere la sua reazione, alzai le gambe e poggiai i calcagni sul piano, quindi le divaricai. Sfidandolo con lo sguardo, scesi con le mani tra le cosce e allargai l'apertura. Per la prima volta capivo perchè ero stata catturata. Passarono alcuni istanti interminabili, quindi, senza rendermene conto, avvertii che quella cosa era dentro di me. Le sue dimensioni erano tali che nei primi movimenti mi mossi insieme a lui come una farfalla infilzata ad un ago. Poi il sangue e gli umori ridussero l'atrito e lo sentii scivolare mentre io con le unghie cercavo di ancorarmi al marmo su cui ero poggiata. I suoi colpi erano tremendi. Sentivo la punta di quell'organo sbattere contro le mie viscere e spostare i miei organi per farsi largo. La ...
... testa, abbandonata sul tavolo, oscillava da una parte all'altra mossa dai movimenti di quel mostro. Le torce disegnavano scie luminose. Il piacere che stavo provando non aveva nulla di terreno. Mai, nemmeno nei miei sogni di quelle notti di prigionia, avevo provato qualcosa di simile. Gli orgasmi si succedevano intervallati da un dolore anch'esso piacevole. La bestia si chinò su di me e prese nella sua bocca, per intero, un seno. La testa era ricoperto da un pelo ispido che mi graffiava la pelle. Lo sentii stringere le mascelle e tirare la catenina agganciata al mio capezzolo. Più i suoi denti mi mordevano e più speravo che stringesse la morsa per provare dolore. Le mie urla di piacere avevano assunto dei toni bestiali che eccitavano sempre di più la folla che assisteva all'amplesso. La bestia finalmente venne. Grugnendo in maniera oscena mi innaffiò con il suo seme che, una volta riempitomi, cominciò a cadere a terra rumorosamente come se stessi urinando. Una volta estratta l'enorme verga, la poggiò sul mio ventre mentre ancora fiotti schizzavano verso il mio petto. Il suo succo era caldo, bianco come la neve e denso come una colla. Alcuni schizzi arrivarono alle mie labbra e assaggiatolo provai ancora un orgasmo. Un silenzio irreale scese improvviso. Chiusi gli occhi e quando mi risvegliai ero di nuovo nella mia prigione.