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Tiziana
Data: 01/07/2020, Categorie: Etero Autore: lincolincoln
... si porta le buste a presso" In effetti non ci avevo pensato, e l'auto mia era piuttosto distante. Fu lei che mi propose di lasciarle nella sua auto e di venirle a prendere più tardi. Al bar ci accomodammo nel salottino. Indossava un bellissimo cappotto beige che non nascondeva il suo corpo sinuoso, dalle belle forme. Il maglioncino nero con lo spacco sul decollette invece, suggeriva due seni maturi, ma aveva ancora voglia di figurare e di far ammaliare. Seppi che si era trasferita qui da poco. Aveva cambiato lavoro, i figli già grandi lavoravano tutti, e aveva vissuto tre matrimoni e un pò di situazioni che non volli per gentilezza approfondire. Finita la cioccolata, mi offrii di vestirle il cappotto. Sorrise ancora, abbastanza per farmi sognare di baciarle amabilmente il collo. All'uscita dal bar la salutai molto gentilmente. Era stato un incontro molto piacevole e le dissi che speravo di rivederla prima o poi. Quindi mi incamminai verso la mia auto. "Ma che fa? E la sua spesa non viene a prenderla?", rise. Risi anch'io e ci incamminavo di nuovo assieme verso la sua auto. Presi le mie buste e ci guardammo. "Guardi, io glielo chiedo lo stesso: ma non le andrebbe di cenare con me stasera? Una cena molto semplice: un risotto e magari una frittura di carciofi." Questa volta non mi scrutò. Sorrise solamente e mi disse: "Va bene, però facciamo a casa mia". Ovviamente accettai. Aveva una casa piccola ma molto accogliente. Cenammo in cucina, su un piccolo ...
... tavolo. Preparai il risotto alla crema di carciofi e la pastella per la frittura. E fu mentre le chiesi la farina che mi sembrò che sfiorò il braccio col seno. Respirai profondamente quel calore fugace e continuai in cucina. "Mi piace un uomo che cucina. Prendo del vino?" "Grazie, ma non cucino moltissimo. Perchè no, che vini hai". Si inginocchio per aprire uno sportellino in basso. Ho solo una bottiglia di bianco e una di rosso, non bevo molto spesso da sola" Le chiesi il bianco. Era un malvasia. Stappò la bottiglia e mi offrii un bicchiere. Bevve con il suo sorriso e con i suoi occhi che si fissarono ancora una volta nella mia mente. La cena andò bene. Al cibo si associarono le parole e alle parole si confuse il vino. Finimmo l'intera bottiglia e non ci rendemmo conto che il tempo era veramente volato. "E' tardi disse lei. Indicando l'orologio in alto dietro di me". Capì che era venuto il momento di andare. Così feci per alzarmi e avviarmi all'ingresso dove avevo appoggiato il cappotto e il cappello. Mi voltai verso di lei e la salutai: "Tiziana, non credo di aver conosciuto una donna tanto bella". Lei mi sorrise ancora. Era a pochi passi da me e sentivo il suo calore. Lei allora prese il mio braccio e accarezzò la stoffa del cappotto. Poi prese la mia mano e la avvicinò al suo viso. Le accarezzai il volto. Chiuse gli occhi, sentendo il tocco della mia mano sul suo viso. Poi me la baciò. Lei aprì gli occhi e quel suo sguardo mi lasciò inerme: la ...