1. Per giocare con entrambi - 2


    Data: 18/07/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad

    ... glande rosa scuro che allargava sfrontato la sua cresta come un cobra furioso, il fusto massiccio che, solo a vederlo, suggeriva l’idea di tutta la sua maschia potenza.
    
    Lo carezzai più volte, non riuscendo a credere ai miei occhi… Era la prima volta che vedevo un organo del genere.
    
    “Impressionante, vero?”, mi disse Giulio, poggiandomi una mano sulla spalla, come ad incoraggiarmi.
    
    Non risposi, fissavo ammaliato quel nerchione, senza parole.
    
    “E sentirai quando te lo mette!...”, continuò Giulio.
    
    Paolo ridacchiò e, agganciatosi ai fianchi con i pollici la cintura dei jeans, prese a tirarseli giù, dimenando un po’ il sedere. Erano talmente stretti, che si portarono dietro anche le mutande, scoprendo a poco a poco un cespuglio aggrovigliato di riccioli biondi ie poi lo scroto voluminoso, stranamente glabro, che ricadde pigramente, una volta privato del sostegno, trascinato in basso dal peso dei grossi ovuli.
    
    “Cazzo…”, mormorai a fior di labbra, mentre un impulso irresistibile mi attirava verso quella borsa voluttuosa, ricolma di dolci promesse.
    
    La slinguai un paio di volte e il gusto asprigno della pelle sudata mi pizzicò il palato. In quel momento, mi accorsi che Giulio gli era andato alle spalle e gli stava calando jeans e mutande fino alle caviglie.
    
    Paolo ci sgambettò fuori e li allontanò con un calcio. Adesso era nudo pure lui e il suo apparato genitale mi si mostrava in tutta la sua spettacolare grandiosità. A questo punto, inaspettatamente, Paolo mi ...
    ... diede la schiena, si piegò leggermente in vita e si allargò le natiche con le mani, offrendomi alla vista un roseo bottoncino serrato.
    
    Non c’era alcun dubbio che fosse vergine!
    
    “Leccami il culo… dai, puttana!”, mi intimò con voce roca, e io lo lappai diverse volte a tutta lingua, prima di iniziare spingercela dentro.
    
    Lo sentii fremere e sguaiolare debolmente, mentre Giulio gli si inginocchiava davanti e
    
    prendeva a lavorargli il cazzo. Un manzo del genere aveva tutto il diritto alla nostra adorazione. Io lo leccavo dietro e Giulio lo pompava davanti: non c’erano dubbi che in breve sarebbe esploso! Ma non era quello che volevamo, nessuno dei tre, non così presto!
    
    Paolo si riscosse.
    
    “Andiamo di là…”, mormorò con l’aria un po’ stralunata, e presomi per mano, si diresse verso la camera.
    
    Qui giunto, si distese sul letto a gambe larghe, le braccia dietro la nuca e il cazzo svettante in tutta la sua monumentalità, della serie: Accomodatevi, sono tutto vostro!
    
    Io e Giulio ci sistemammo uno per lato, e ci mettemmo alacremente al lavoro. Gli leccammo il petto, gli succhiammo i capezzoli, gli sgrufolammo nell’incavo peloso delle ascelle, inebriandoci all’acre aroma dei peli sudati, lo slinguammo fino alle unghie dei piedi, lasciandoci per ultimo il suo centro vitale, sul quale alla fine ci concentrammo con rinnovata e cupida alacrità.
    
    Paolo gemette, quando demmo l’assalto alla sua fortezza, combattendo strenuamente a colpi di lingua dalle fondamenta ribollenti ...
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