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Pensieri nascosti (1)
Data: 26/07/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: crigio
“Ciao! Allora, ti è piaciuto ieri sera? È stato fantastico, non è vero? Proprio come ai vecchi tempi! Mi hai fatto sborrare come non mi succedeva da tempo!”. Knut mi telefona in ufficio e mi rovescia addosso tutte le sue emozioni e le sue paure riguardo all’orgia in casa di Enzo e Seby. “Ti ho fatto male? Dimmelo se ti ho fatto male: sappi che se è successo non è stato intenzionale! Lo sai quanto tengo a te e quanto voglio che tu goda bene? Lo sai, vero?”. “S… sì, Knut, lo so! Ma io… adesso sono al lav…!”, provo ad interromperlo. “Non vedo l’ora di scoparti di nuovo, sai? Godo tanto con te! Il mio cazzo diventa duro come roccia nel tuo culo! Mi fai morire!”, prosegue lui, come un fiume in piena. “Knut! Knut, fermati!”, intervengo a voce più alta. “Magari ci sentiamo più tardi, ok? Ora devo lavorare! Ciao!”, e chiudo la comunicazione. Dargli troppa retta è pericoloso: è già un tipo ossessivo per natura, ma assecondare le sue manie e i suoi desideri potrebbe fargli credere qualcosa che non esiste. O forse esiste? La scorsa notte l’ho sognato: avevo il suo viso a pochi centimetri dal mio e mi sentivo lo sfintere pieno della sua nerchia. L’immagine era così nitida che sembrava reale! Non escludo di avere avuto un orgasmo! Possibile che anch’io provi qualcosa per lui? Possibile che mi faccia fremere più del mio Enrico? A questi pensieri, un brivido mi corre lungo la schiena e il mio cazzo ha un sussulto. Sento il buco del culo rilassarsi e dilatarsi ...
... e comincio anche ad accaldarmi. Mi alzo dalla sedia e corro ad aprire una finestra, mettendo la testa fuori. Respiro profondamente l’aria fresca di questo giorno primaverile e raffreddo i miei bollenti spiriti. Un collega bussa alla porta della mia stanza e mi riporta alla realtà degli impegni lavorativi. In serata torno a casa. Per tutto il giorno la mia mente mi ha fatto brutti scherzi. Sfogliando le pratiche, di tanto in tanto appariva la figura imponente del tedesco con la sua faccia contratta nell’atto di eiacularmi in corpo e solo gli scossoni e i richiami dei colleghi riuscivano a destarmi da queste allucinazioni. Non posso continuare così: devo soddisfare questa mia crescente voglia, altrimenti rischio di fare qualcosa di cui potrei pentirmi. Corro in bagno e mi faccio una peretta. Poi torno in camera e mi stendo sul letto. Con le mani mi stringo il petto e mi titillo i capezzoli. La destra scende lungo lo stomaco e si insinua tra le cosce. Il dito medio raggiunge la rosellina e la accarezza, lentamente, più e più volte. Me lo porto alla bocca e lo insalivo. Quindi, me lo rinfilo nel solco e lo strofino con maggiore intensità sul buco. Spingo e l’anellino lo ingoia. Pollice e indice della mano sinistra strizzano l’aureola e gemo di piacere. Le lecco per inumidirle e torno a torturarmi il capezzolo, che immediatamente si indurisce e viene fuori completamente. Lo percuoto come fosse una corda di chitarra, aumentando via via la velocità. Intanto, nel ...